Conviene davvero scattare in raw a 14 bit?

Molti fotografi professionisti e amatori avanzati sono attenti alle proprie attrezzature e alle numerose impostazioni alle quali le fotocamere moderne ci hanno abituato. Questa attenzione, come in molte altre passioni, a volte sfiora anche l’eccesso, arrivando ad osservare minuziosamente ogni tecnicismo e trovando difetti in ogni tipo di oggetto, perfino quelli di qualità ottima.

Personalmente non sono un fan degli oggetti a tutti i costi, ho scelto una buona attrezzatura e compro solo cose di qualità, ma non ho una grandissima frenesia nell’acquistare ogni ottica che è al top della categoria o ogni nuovo aggiornamento di fotocamera che arriva sul mercato. Credo che prima sia necessario impegnarsi nell’utilizzare al meglio ciò che si possiede, spesso compensando con la propria esperienza e con la propria creatività i limiti tecnici, e poi, ogni tanto, ci si può anche aggiornare… altrimenti la fotografia diventa decisamente troppo costosa.

Uno dei tanti tecnicismi nei quali mi sono imbattuto e che potrebbe interessare a molti fotografi è se scattare o meno in Raw nel formato a 14 o 12 bit che prevedono le fotocamere Nikon.

Come molti sapranno è preferibile scattare in Raw se si dispone di una fotocamera reflex di buon livello, perché questo formato conserva tutti i dati acquisiti dal sensore al momento dello scatto e consente un ottimo lavoro di post-produzione, cosa invece che il formato Jpeg limita fortemente. I file Raw però sono piuttosto corposi, specialmente quelli di macchine a 24 Megapixel come la mia D750, o peggio nel caso di sensori a 36 Megapixel come la D810. Senza contare che Canon ha appena rilasciato due fotocamera da 50 Megapixel e sicuramente la risposta di Nikon non si farà attendere.

Tanto per citare qualche dato tecnico un file Raw scattato nel formato a 14 bit dalla mia fotocamera sfiora i 30 Megabyte, vi lascio immaginare le dimensioni di quello prodotto da un sensore a 36 o più Megapixel. Questi file presentano diversi problemi di gestione, sia in termini di capacità di elaborazione che il vostro computer deve avere per poterli gestire, sia in termini di spazio occupato su disco.

Alla ricerca di un modo per risparmiare un po’ di spazio, mi sono documentato sulle differenze tra i vari formati e alla fine ho scelto di scattare (salvo ovviamente qualche eccezione), utilizzando il formato 12 bit con compressione senza perdita (Lossless), in alternativa ci sarebbe il 14 bit senza perdita, quello che occupa tanto spazio e i corrispondenti file con compressione normale che perdono un po’ di qualità ma riducono la “taglia” del file.

Dopo molte letture e varie sperimentazioni mi sono convinto che la differenza fra 12 e 14 bit esiste, ma non è così rilevante se si scattano immagini decenti, né troppo sottoesposte, né troppo sovraesposte e comunque per il mio tipo di fotografia naturalistica non c’è davvero una differenza evidente.

Dei 12 bit ho scelto però la versione lossless che occupa un pochino di più in termini di spazio, ma non degrada in alcun modo la qualità dell’immagine. Stiamo parlando alla fine di file che occupano intorno ai 22 Megabyte su disco, non proprio un peso piuma, ma ancora qualcosa di accettabile.

Vi riporto qui sotto uno dei tanti articoli che ho letto, scritto da un fotografo naturalista molto bravo, che è Inglese (lingua da imparare per tutti!), ma è molto divertente oltre che istruttivo, consiglio di leggere anche i commenti sotto, anch’essi interessanti.

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