Il plamp, recensione più approfondita dopo averlo usato sul serio

Cari amici, ho già descritto il plamp in un articolo precedente, in cui spiegavo cos’è e perché è utile nella macro fotografia, dopo averlo provato un po’ più a fondo ecco una recensione più dettagliata, che non solo conferma le mie impressioni, ma che addirittura mi ha spinto a comprarne un altro.

Appena comprato il plamp ho fatto quello che potevo, ovvero l’ho attaccato al cavalletto su cui si trova la slitta micrometrica (e la macchina fotografica ovviamente) ed ho cercato di usarlo per sostenere piccoli rametti e foglie su cui si trovavano i miei amici piccoli modelli da fotografare. Mi sono reso conto però già dai primi scatti che questa soluzione non è praticabile, perché ogni volta che si tocca la ghiera della slitta per farla avanzare si fa vibrare la macchina e il cavalletto e quindi si trasmette il movimento al plamp e si fa oscillare il soggetto.

Se si sta facendo una macro con scatto singolo, per esempio una bella farfalla 1:1 non è un problema enorme, perché comunque si può aspettare che si fermi e poi scattare, ma se si cerca di fare un focus stacking (tecnica descritta sempre nell’articolo precedente), le cose si complicano, perché ad ogni foto bisogna aspettare qualche secondo che moltiplicato per 20/30 o più foto, allungano i tempi in maniera spropositata, con il rischio che il soggetto si muova, oppure che, presi dalla foga, scattiamo prima che la vibrazione sia finita e quindi una delle foto venga mossa… vi lascio immaginare con quale piacere dopo aver investito un sacco di tempo nel farne una sequenza infinita 😉

Un altro problema che ho riscontrato è che è più difficile girare il plamp con sopra la nostra farfalla, perché bisogna muoverlo fisicamente, rischiando così di far arrabbiare i nostri piccoli amici e farli volare via.

La soluzione semplicissima è stata quella di acquistare un secondo cavalletto da 20 Euro e attaccarci il plamp, in questo modo quando si muove la slitta non si trasmettono vibrazioni all’altro cavalletto e inoltre, se non siamo paralleli al soggetto, o se vogliamo una diversa inquadratura, possiamo spostare la macchina, invece di toccare il plamp che regge l’insetto con i rischi di cui sopra. In base alle prime esperienze che ho fatto i risultati sono notevolmente migliori, qui ci sono alcuni esempi di foto che ho fatto con questo set-up,  quasi tutti stacking, tuttavia se dovessi dare un consiglio suggerirei di non comprare un secondo cavalletto da 20 euro, ma magari di investirne 50 e prendere un “Manfrottino” o qualcosa di simile, perché il cavalletto eccessivamente leggero a volte non è stabilissimo… come al solito l’esperienza insegna 😉

Ho acquistato un secondo plamp per fare una serie di esperimenti che poi descriverò in un prossimo articolo, ma comunque anche stavolta l’unico rivenditore dove sono riuscito a trovarlo è il sito tedesco che avevo già citato nell’altro articolo, che come al solito, con efficienza teutonica ha consegnato il malloppo in 24 ore.

Vi ricordo che se vi piacerebbe approfondire questi temi o se volete entrare nel mondo della macro fotografia, abbiamo organizzato un bellissimo workshop a Marino (RM) il 9 Ottobre 2016, con un fotografo d’eccezione Alberto Ghizzi Panizza, se ancora non lo conoscete date un occhiata ai suoi lavori, è davvero un fotografo in gamba e una persona squisita, dote non sempre scontata 😉

Se siente interessati potete leggere il programma e avere informazioni da questo link, oltre che contattandoci direttamente ovviamente.

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