Metodi economici per avvicinarsi alla macro

Ok, lo dico subito, il titolo è una menzogna nel mio caso, nel senso che io mi sono avvicinato a questa tecnica dopo aver già speso i soldi, ma in realtà è un buon modo per provare a fare macro senza dover comprare obiettivi dedicati, anzi riciclando magari vecchie attrezzature.

Forse non molti sanno, al di fuori del mondo macro, che un normale obiettivo, per esempio il classico 50mm, si può montare invertito sulla macchina fotografica, tramite uno speciale anello adattatore, e che questo posizionamento invertito dona all’ottica una maggiore capacità di ingrandimento, trasformando obiettivi normali in obiettivi con rapporto di riproduzione 1:1 o superiori, quindi come un’ottica macro, se non di più, al costo di 10 euro circa (per l’anello di inversione).

Per ragioni legate all’ottica, che non tenterò nemmeno di approfondire qui tecnicamente, più l’ottica è corta e maggiore sarà il potere di ingrandimento, per cui un 28mm invertito avrà un rapporto di riproduzione maggiore di un 50mm invertito.

Si può inoltre applicare l’obiettivo invertito su tubi di prolunga, oppure su un soffietto e raggiungere rapporti di riproduzione impossibili con un semplice obiettivo macro. Per esempio la foto di copertina è un dettaglio di una vecchia Ram, realizzato con un obiettivo invertito su tubi di prolunga, con un ingrandimento di circa 4.5:1.

Attenzione però perché questa tecnica comporta una serie di problematiche di cui bisogna essere consapevoli:

  1. L’inversione fa perdere tutti i contatti elettronici fra obiettivo e macchina, per cui bisogna lavorare rigorosamente in manuale.
  2. Gli obiettivi utilizzabili (salvo impazzire per farlo) sono quelli che hanno la ghiera dei diaframmi sull’obiettivo, per esempio gli obiettivi Nikon serie G non vanno bene. Non essendoci infatti nessun collegamento tra fotocamera e obiettivo è necessario impostare a mano il diaframma.
  3. Ad ingrandimenti molto forti, specialmente se utilizzati su tubi di prolunga e/o soffietto, corrisponde una scarsa luminosità nel mirino (o live view) e quindi una certa difficoltà nel capire cosa si sta fotografando, nonché una ridottissima profondità di campo, per cui è necessario utilizzare una slitta micrometrica per mettere a fuoco e in genere è necessario scattare più foto da ricombinare con la tecnica del Focus Stacking.
  4. La qualità dell’immagine risultante può non essere al pari di quella ottenuta da un obiettivo macro, perché comunque si sta forzando la lente a lavorare ad una distanza di messa a fuoco per la quale non è stata progettata.

Detto questo però è davvero economico provare, per capire se la macro ci può interessare. Per esempio io, non avendo un fisso adeguato, ho acquistato un vecchio obiettivo 28mm Vivitar f2 (15 Euro), più un anello di inversione della misura adeguata per questo obiettivo (49mm), alla incredibile cifra di 7.50 euro.

Se siete interessati a scoprire i segreti di questa tecnica c’è materiale in abbondanza su Google e YouTube, ma comunque non esitate a scrivermi e se posso sarò felice di aiutarvi.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *