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Fabrizio e il gheppio, storia breve di un’amicizia intensa

Cari amici, oggi vi racconto una storia, comincia un po’ da lontano, ma se amate gli animali vi consiglio di leggerla fino in fondo.

Siamo ai Pratoni del Vivaro, nel Parco regionale dei Castelli Romani, più precisamente nell’ex Centro Equestre Federale della FISE, ormai fallito da tempo. E’ un’area molto bella e tranquilla, tante persone vengono qui con i loro cani, oppure a fare sport e molti animali la frequentano sapendo probabilmente che sono al sicuro, quanto meno più al sicuro che da altre parti.

Poco più di un anno fa vidi per la prima volta un gheppio litigare con gli onnipresenti corvi e fu proprio grazie a quel breve e fugace incontro che mi appassionai all’idea di fotografare gli animali e decisi di comprare un tele obiettivo. Ovviamente le mie finanze non consentivano di acquistare uno dei super costosi giocattoli che molti fotografi naturalisti sfoggiano, ma il caso volle che proprio in quei giorni Nikon avesse presentato un teleobiettivo di buona qualità ad un prezzo “umano” e dopo qualche prova feci il mio investimento.

Da quel momento il gheppio decise però di diventare più schivo e, benché ogni tanto lo avvistassi da lontano, per un lungo periodo non riuscii a scattare nemmeno una foto. Dopo qualche mese però le mie capacità di avvicinamento agli animali migliorarono un po’ e realizzai che l’obiettivo è l’ultimo dei problemi perché per scattare una buona foto bisogna imparare a conoscerli e ad avvicinarsi senza spaventarli, a cercare di conquistare insomma un pizzico di fiducia, ove possibile.

Naturalmente i rapaci non sono noti per essere amici degli umani e di solito volano via e volteggiano a grandi altezze, anche un po’ indispettiti della tua presenza, però dei due/tre gheppi che ogni tanto riuscivo ad avvistare, mi sembrava che uno fosse meno timido degli altri e che sopportasse meglio la mia presenza, dandomi tempo ogni tanto di fare una foto migliore seppur da lontano. Con il passare dei mesi il gheppio sembrava essere sempre meno spaventato e mi lasciava avvicinare sotto al ramo dell’albero dove era appollaiato, stando sempre ben al sicuro ad una decina di metri di altezza. Naturalmente la mia capacità di distinguere un gheppio dall’altro è pari a zero ed è solo una mia convinzione che fosse sempre lo stesso, ma stasera questa convinzione ha avuto una decisa conferma.

Arrivo piuttosto tardi, intorno alle 16.00, il sole ormai già avviato verso il tramonto e mi dirigo in una zona dove so che di solito lui si apposta, probabilmente perché è vicino ad un laghetto e questo gli dà modo di trovare più facilmente delle prede. Lo trovo infatti impettito sulla cima di un albero alto sempre una decina di metri. Mi avvicino furtivo, ma vedo che lui non si muove, quindi arrivo praticamente sotto all’albero e lui sempre immobile. Faccio un po’ di foto e nel mentre arrivano due ragazzi Americani che passeggiano e che si fermano a chiacchierare incuriositi dalla macchina fotografica, gli faccio vedere il gheppio e parliamo due/tre minuti, perché a loro era sembrato di vedere un uccello simile al Tuscolo, poi ci salutiamo e io rivolgo di nuovo lo sguardo in alto, ma niente lui è sempre fermo lì.

All’improvviso decide di volare e di posarsi sopra ad un altro albero vicino, cerco di fare qualche foto in volo con scarsi risultati e lo raggiungo sotto al ramo, lo guardo e gli dico “Ma scusa non potresti farmi un voletto più piano, così magari ti faccio una foto decente?, dai che ti costa”… lui continua ad arruffare le piume e dopo qualche minuto spicca il volo di nuovo, ma stavolta verso di me, volteggia sopra la mia testa, rimane per un attimo sospeso, mentre io ho una decisa accelerazione del battito cardiaco, sollevo frettolosamente il mio teleobiettivo pesante come un mattone e cerco di immortalare questo momento, e poi decide di tornare sul ramo dov’era prima.

A questo punto quasi mi venivamo le lacrime. Lo so che i gheppi non capiscono quello che dico, lo so che razionalmente non ha senso, ma certe volte accadono cose che sfidano ciò che credi e sembrano mostrarti che esistono eventi che sfuggono alla tua ragione. Mentre ero immerso nei miei pensieri però, accade un’altra cosa incredibile.

Il gheppio vola di nuovo e stavolta viene verso di me, ma invece di rimanere in aria scende per terra a circa due metri dalla mia posizione. A questo punto io ho quasi un infarto, le mani cominciano visibilmente a tremare per l’emozione, mi accovaccio per terra e per un lungo minuto ci fissiamo negli occhi. Poi, mentre lui arruffa di nuovo le piume e mi guarda sornione, io riesco finalmente a sollevare di nuovo il teleobiettivo e a fargli delle foto, da una distanza che non avrei mai immaginato. Guardo le foto e mi accorgo che sono praticamente nere, perché ormai la luce è sparita, cambio freneticamente le impostazione della macchina, sicuro che sarebbe scappato prima, ma lui invece continua a posare per me, quasi divertito, faccio delle altre foto, stavolta con la luce giusta, lui mi guarda ancora un istante e poi torna sul suo ramo.

Credo di non aver mai ricevuto un regalo così bello dalla natura, è una di quelle sensazioni che non si possono spiegare, non per le foto, che comunque sono belle, ma perché un animale dal profondo istinto di sopravvivenza ha mostrato fiducia nei miei confronti, tanto da scendere vicino a me, nella posizione più vulnerabile possibile. Lo so che sto “antopomorfizzando” un comportamento che scientificamente potrebbe avere mille ragioni, ma lo scambio di sguardi, le sensazioni, qualcosa di impalpabile che c’era nell’aria, mi convince profondamente del fatto che lui ha scelto proprio me per fermarsi, perché sapeva che non gli avrei mai fatto del male… e forse anche perché è un po’ vanitoso e sapeva che lo avrei messo su Facebook ovviamente 😉

Ecco questa è la mia storia di oggi… ora posso sentirmi soddisfatto per un paio d’anni…

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