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Usa 2017: Grand Teton, Yellowstone e Glacier National Park

Cari amici, finalmente dopo una lunga gestazione sono riuscito a finire di selezionare ed elaborare le foto che ho fatto nel mio ultimo viaggio negli USA, tra settembre e ottobre di quest’anno, nel parco del Grand Teton, Yellowstone e Glacier National Park.

Molti amici mi hanno chiesto di raccontare loro come sono questi luoghi e quali sensazioni si provano nel trovarsi così vicini a  tanti animali, alcuni anche considerati da molti “pericolosi”, come orsi e bisonti, così ho deciso di cercare di mettere nero su bianco un piccolo racconto sul tema.

Il nostro viaggio è iniziato con volo da Roma verso Amsterdam, di poco più di due ore, e poi da Amsterdam verso Salt Lake City, che invece dura ben 10 ore e 17 minuti 😉 In effetti non è proprio dietro l’angolo, ma la fatica di sorbirsi così tanto tempo in aereo è ampiamente ripagata dallo spettacolo successivo.

Arrivati all’aeroporto di Salt Lake City, abbiamo aspettato i nostri amici in arrivo da New York e abbiamo passato la serata in città, dopo aver fatto un giro di rito in centro. Salt Lake City è la capitale dello Utah ed è anche una città piuttosto popolosa, circa 190.000 abitanti nel centro urbano e oltre un milione nell’area metropolitana, per cui, anche se è molto lontanta dalla dimensioni di metropoli come New York, Chicago o Los Angeles, una certa idea di come si sviluppa una città americana si riesce ad avere. Anche se dopo tanti viaggi in america so che è inutile cercare un caffè buono, non può mancare una tappa nel mio Starbucks preferito all’angolo in pieno centro… è un espresso un po’ diverso, ma dopo tante ore di aereo assolutamente gradito.

La mattina successiva siamo partiti di buon ora verso la nostra prima meta, la bellissima cittadina di Jackson, porta di ingresso per il parco del Grand Teton e poi per quello di Yellowstone. La strada da percorrere non è molta, circa 450Km, che per gli standard americani sono davvero pochi, il paesaggio non è certo quello di casa nostra e il semplice osservare aquile dalla testa bianca e falchi in volo sopra le nostre teste è già un discreto passatempo. Il paesaggio è per lo più agricolo, con campi sconfinati e grandi allevamenti di bovini, ma, man mano che ci si sposta verso nord, si comincia già a vedere da lontano il profilo delle Montagne Rocciose e a intuire la natura maestosa che si trova a poche centinaia di Km.

Durante la strada abbiamo fatto una tappa in un’area naturale protetta, molto nota perché ospita tantissime specie di uccelli migratori. Nell’oretta che abbiamo speso a girovagare abbiamo visto: aironi, garzette, ibis, pellicani, falchi, avocette americane… insomma un vero paradiso fotografico! Fatta eccezione per i pellicani, che erano davvero troppo lontani, di tutti gli altri abbiamo fatto naturalmente scorta di foto.

Siamo arrivati a Jackson nel tardo pomeriggio e dopo la rituale sosta nei negozi del centro abbiamo mangiato una pizza nel nostro localino preferito, la pizzeria Caldera… voi direte, ma hai un posto per mangiare o bere preferito in ogni luogo? Beh, gli Usa non brillano certo per l’arte culinaria, quindi è bene segnarsi tutte le cose decenti che si incontrano lungo la strada 😉

La mattina successiva ci siamo alzati molto presto e abbiamo cominciato la nostra esplorazione nel parco del Grand Teton e nei giorni seguenti all’interno di quello di Yellowstone. Sarebbe davvero troppo lungo descrivere passo passo tutto quello che abbiamo fatto e vorri invece concentrarmi sul tipo di esperienza e sulle sensazioni che si provano. In entrambi i parchi ci sono delle strade principali che si possono percorrere in macchina, a velocità molto contenuta e tantissime strade laterali, a volte anche sterrate e soprattutto molto meno battute dai turisti. Basta mettersi in macchina e aguzzare la vista per trovarsi continuamente davanti tantissimi animali, che si contendono l’attenzione con paesaggi mozzafiato.

Durante il nostro vagabondare abbiamo visto: orsi neri, grizzly, aquile, falchi, coyote, bisonti, scoiattoli e, la cosa più incredibile, è che molti di loro erano a pochi metri da noi. Intanto dovete sapere che è una delle mie manie dare dei nomi a tutti gli animali che fotografo, e anche qui non ho fatto eccezione, per cui devo dirvi che tra gli incontri a cui sono più affezionato, c’è quello con l’orso Gaetano e con il coyote Giovanni.

Stavamo percorrendo una delle strade di Yellowstone, ormai a tarda sera, erano quasi le 7.00 e la luce piuttosto scarsa, eravamo un po’ stanchi per la giornata intensa, ma con la coda dell’occhio vediamo un black bear che stava tranquillamente passeggiando appena sotto il bordo della strada, in un piccolo dirupo, a una decina di metri da noi. Naturalmente fermiamo subito la macchina, con le quattro ruote fuori dalla strada, come vuole il regolamento del parco, e cominciamo a scattare qualche foto freneticamente. Gaetano è lì che passeggia incurante della nostra presenza, ci dà un rapido sguardo, ma l’odore delle Huckleberry, le sue bacche preferite, deve essere molto migliore del nostro 😉

Diamo una rapida occhiata intorno per essere sicuri di non trovarci di fronte all’intera famiglia di Gaetano, e poi scendiamo dalla macchina con circospezione e, sempre rimanendo molto vicini agli sportelli aperti, facciamo qualche altra foto al nostro amico peloso, che nel frattempo è arrivato sulla strada, che attraversa con fare baldanzoso, dopo averci dato un’ultima occhiata divertita. Siamo molto contenti per l’esperienza, ma ovviamente lo spirito del fotografo che è in noi è rammaricato dall’orario, ma una foto a 6400 ISO è meglio di nessuna foto e quindi incassiamo con piacere la vittoria.

Qualche giorno dopo, ci troviamo a passare di nuovo da quelle parti e, poco più avanti del luogo del delitto, scorgiamo un capanno di persone che guardano verso l’alto. Siamo a Yellowstone, per cui questo può significare solo due cose: orsi o lupi. Scendiamo dalla macchina e ci accorgiamo che tutti stanno guardando verso l’alto, dove a un centinaio di metri, sulla scarpata una mamma grizzly e il suo piccolo ci osservano con un certo sospetto. Scattiamo un po’ di foto, ma siamo lontanissimi e controluce… ma attenzione, ad un tratto, dietro di noi, a non più di dieci metri, compare un black bear, stavolta in piena luce e con il sole alle nostre spalle 🙂

Arraffiamo con avidità la macchina fotografica e cominciamo a scattare foto come se non ci fosse un domani… poi ci guardiamo in faccia con il mio amico e ci rendiamo conto che questo orso è esattamente uguale a Gaetano, stessa altezza, stessa corporatura, e se non fosse che passiamo per scemi, stessa espressione… lo so, lo so, gli orsi sono tutti uguali direte voi, ma noi siamo convinti che fosse proprio Gaetano, che aveva capito che la volta precedente non eravamo completamente soddisfatti e quindi è venuto di giorno per darci una mano… in fondo la zona è un paradiso di bacche, non gli costava niente mangiare e fare contenti noi 🙂

Quella con Gaetano è stata un’esperienza bellissima, ma non da meno è stata quella con il coyote Giovanni, che abbiamo incontrato per caso durante il nostro vagabondaggio nella zona Nord Est del parco. Era quasi l’ora di pranzo e Giovanni doveva avere una certa fame, perché stava tranquillamente cacciando i suoi topolini vicino al bordo della strada, incurante del fatto che già ci fossero una decina di fotografi pronti ad immortalarlo nelle sue prodezze. A guardarlo con il suo pelo lucido e lo sguardo fiero uno potrebbe pensare che la vita del coyote sia tutta rose e fiori, ma dopo averlo osservato per un’ora nel tentativo di prendere un topolino per pranzo, ci si rende conto di quanto sia dura la vita degli animali del parco, costantemente alla ricerca del cibo necessario alla loro sopravvivenza, senza garanzia di mangiare ogni giorno. Guardando meglio quegli occhi intensi abbiamo visto dentro l’amore per la libertà, ma anche la grande fatica che costa ogni giorno mantenerla.

Se dovessi descrivere la cosa che ti colpisce di più in viaggi come questi, direi che è la sensazione di essere per una volta ospite nella natura e non protagonista. Ci si sente distintamente molto molto piccoli, vicino a questi maestosi animali e guardando quanto sforzo costi il rimanere in vita, si apprezza molto di più le piccole comodità della nostra esistenza e purtroppo anche il danno che facciamo quando distruggiamo la natura per i nostri scopi. Questi ecosistemi sono delicatissimi e quando noi arriviamo e modifichiamo l’ambiente, senza curarci minimamente delle conseguenze delle nostre azioni, mettiamo a repentaglio la vita non di una sola specie, ma di tutte quelle che quell’ecosistema ospita.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere, sebbene da molto lontano, ad un tentativo di caccia ai bisonti da parte di un branco di lupi e questo mi ha riportato alla mente i tanti racconti sui vari branchi che mi fece una volta una guida del posto. I lupi di Yellowstone furono completamente sterminati dai cacciatori negli anni venti, e fu solo nel 1995 che il governo si decise a reintrodurli a causa dell’impossibilità di gestire i bisonti e di tutti gli squilibri che la loro scomparsa aveva provocato. Il rapporto fra i lupi e i rancher che vivono fuori dal parco però è sempre stato complicato, e non si sono mai fatti scrupoli nello sparare a qualunque lupo che mettesse il naso appena fuori dai confini di Yellowstone.

Forse questi cacciatori non sanno però che la vita di un branco è un delicato ecosistema, non sanno che uccidendo il lupo che si era spinto fuori, stremato dalla fame, hanno ucciso un lupo alfa, il capobranco e uno dei leader di un gruppo di lupi che, da un momento all’altro, hanno perso il loro punto di riferimento. Un po’ come uccidere il papà o la mamma di una famiglia con quattro figli. Forse non sanno che questo branco si è sfaldato, che i cuccioli sono morti di stenti e che gli altri lupi sono stati uccisi da branchi rivali che volevano strappare loro il territorio.

Ecco è proprio questo che succede quando le nostre azioni irragionevoli interferiscono con la natura, quando uccidiamo per il piacere di farlo o per difendere la nostra supposta “proprietà”, magari distruggiamo non una ma tante vite, ciascuna con la propria personalità, e nemmeno ci sfiora l’idea. Uno dei privilegi di poter osservare gli animali da vicino e in natura, è che si può vedere distintamente che le varie razze hanno delle affinità fra i vari membri, ma ciascuno ha una spiccata personalità individuale, quando si spara ad un orso, non si sta sparando ad un orso qualunque, ma proprio a quell’individuo, come se decidessimo di sparare a Mario, non stiamo semplicemente uccidendo un uomo qualunque, ma proprio Mario, con la sua anima, i suoi desideri e le sue passioni.

Ecco per concludere questo lungo racconto, consiglio a chiunque di fare esperienza come queste, per il piacere di vedere e fotografare tanti animali e vivere in serenità in una natura sconfinata, ma anche per acquisire consapevolezza della fragilità di questa bellezza e di come sia importante il nostro contributo e la nostra integrità per mantenerla in vita.

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