Perché continuo a scrivere la didascalia alle mie foto

Spesso mi chiedono perché io continui a scrivere lunghe didascalie per le mie foto, quando la maggior parte delle persone guarda a malapena le immagini. Ci ho pensato molto, perché in effetti potrebbe essere un discreto risparmio di tempo… ma alla fine ho concluso che si perderebbe una parte importante del messaggio.

Chiunque può comprare una macchina fotografica costosa e un buon obiettivo. Chiunque può andare in giro per capanni fotografici o magari anche in un bosco e riuscire a portare a casa buoni scatti, e questo è ovviamente un gran bene. Il crescere di attività sane e rispettose della natura non può che far piacere a chi la natura la vuole raccontare e preservare.

Il mio obiettivo però non è quello di essere un mero collezionista di foto. Il mio scopo è quello di raccontare la natura e di far vedere il complesso mondo che c’è dietro alla realizzazione di una foto, specialmente di quelle fatte senza i trucchi, più o meno etici, che molti utilizzano. Solo guardando il dietro le quinte e comprendendo quanto è difficile ottenere dei risultati, si percepisce la vera metafora che questo genere fotografico ci insegna, che potremmo riassumere con: niente è facile, ma se continui a giocare e non ti scoraggi ce la puoi fare, anche senza barare.

Pensateci bene amici, perché è una realizzazione che vale in tanti campi, anche molto diversi dalla fotografia. Pensateci quando siete scoraggiati e state per abbandonare un progetto a cui credete tanto, oppure quando, per quello stesso progetto, sentite quella vocina che vi dice che in fondo prendere una scorciatoia non è così male… tanto lo fanno tutti. Sarò un illuso, anzi ormai un vecchio illuso, ma io alla storia che possiamo cambiare il mondo un po’ in meglio ci credo ancora.

Per la cronaca questa foto è stata scattata stamattina dopo un lungo e poco fruttuoso vagabondare nel bosco, quando ho trovato un piccolo gruppo di codirossi spazzacamino intento a procurarsi giocosamente la colazione. Mi sono fermato in un posto tranquillo, immobile e sotto la mia rete mimetica, aspettando che tornassero ad una distanza accettabile, ho anche fatto qualche bella foto in effetti, ma poi con la coda dell’occhio ho visto qualcosa muoversi sotto ad un ramo, ho scattato d’istinto, pensando che la macchina non avesse messo nemmeno a fuoco e invece riguardando le foto mi sono ritrovato lo scatto migliore della giornata. Trovare qualcosa di piacevole che non si cerca si chiama “Serendipity” in Inglese, ecco questa è una versione ampliata e corretta, perché certe volte le cose che non cerchi le ottieni se rimani abbastanza a lungo per aspettare che accadano.

Natura, pandemie e riflessioni

Vorrei approfittare di questa foto, frutto della pura fortuna, perché come al solito questo amico pennuto si è fermato sull’albero davanti alla mia finestra, per fare una riflessione su un fenomeno che mi colpisce.

Per tutta l’estate ho visto persone che hanno tentato il più possibile di vivere una vita “normale”, ignorando qualsiasi forma di precauzione che invece sarebbe stata necessaria durante una pandemia non terminata, ma non appena abbiamo avuto un rialzo della circolazione virale, molte di quelle stesse persone hanno ricominciato a dire che bisogna chiudere tutto, che torneranno le bare di Bergamo, morte, dolore, disperazione… e chi più ne ha più ne metta.

Ed è curioso vedere questi due antipodi mentali manifestarsi a così poca distanza l’uno dall’altro. La realtà dei fatti è molto meno cruenta di come viene dipinta dai giornali, numeri alla mano, e non incita né alla insostenibile chiusura di tutta l’economia, né però alla totale negazione del problema. Abbiamo qualche mese difficile per il periodo autunnale e invernale, con vaccini e anticorpi monoclonali in arrivo che promettono così bene da far dire a molti esperti del settore che il virus ha “metaforicamente” le ore contate.

Mi sembra quindi che l’atteggiamento più equilibrato sia un sano ottimismo, misto all’attenzione e al rispetto delle regole che occorre avere in periodi come questi. Certo alcune di queste regole sono stupide e poco scientifiche, frutto di comitati di esperti che non sapendo cosa fare propinano la soluzione più demagogica per nascondere la cronica inefficienza del nostro paese nel sapersi organizzare per tempo, ma se siamo sopravvissuti a marzo 2020, lo faremo anche adesso che le cose sono infinitamente migliori.

Ecco con questa foto vorrei celebrare la bellezza, l’armonia e l’infinità della natura, della quale dovremmo imparare ad avere rispetto, sia per prevenire nuovi “Covid”, sia per impedire che avvengano fenomeni ben peggiori di sconvolgimento dei nostri martoriati ecosistemi. Attenzione sì, terrore no! E’ inutile e dannoso perché preoccuparsi oltremisura non previene niente e uccide la nostra stessa capacità di reagire al mondo che ci circonda.

Nikon Z7 + AF-S NIKKOR 500mm f/5.6E PF ED VR