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Villetta Barrea, il borgo tra i cervi

Così recita un cartello posto all’ingresso di questo delizioso paesino abruzzese, e non potrebbe essere più vero. Basta circolare per le stradine della città per incontrare qualche cervo a passeggio, o meglio ancora recarsi nel vicinissimo bosco, per trovare queste splendide creature.

I cervi di Villetta sono in generale piuttosto confidenti con l’uomo e questo crea delle ottime opportunità fotografiche. In questo caso mi sono dilettato sia la mattina presto nel bosco, con l’ausilio della Nikon Z6 e con la sua alta tolleranza al rumore, sia più tardi, quando ormai la luce era alta, con la mia fidata Nikon D850.

Grazie al fatto di poter arrivare vicinissimo agli animali, ho potuto scattare dei meravigliosi ritratti a 46 megapixel, che non vedo l’ora di stampare in formato gigante e appendere sulla mia parete 🙂

Se vi capita di andare in Abruzzo vi consiglio fortemente una visita a questo boschetto, non potrete che rimanere incantati.

Nikon Z6, il mio ingresso nel mondo mirrorless

Dopo aver letto innumerevoli articoli e aver visto praticamente ogni video disponibile sulle nuove mirrorless Nikon, finalmente ho ceduto.
Non essendo ancora del tutto convinto da questo sistema non me la sono sentita di abbandonare la mia vecchia reflex, sostituendola con la sua omologa a 46 Megapixel, la Z7, ma le ho affiancato la più modesta Z6 che di megapixel ne ha “solo” 24 😉
Le mie prime impressioni sono assolutamente positive e ben al di là delle mie aspettative e quindi le ho riassunte in questo video, attenzione però sono ben 30 minuti quindi è davvero solo per fotografi interessati 😉
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Ritratti particolari

Cari amici, il pennuto del giorno è una Sandhill Crane, un uccello decisamente meraviglioso. E’ altissimo, di solito intorno a 1.40m e si muove con un’eleganza davvero incredibile.

Le gru vanno quasi sempre in coppia e quando scelgono un partner lo fanno per la vita, questa gru era insieme al suo compagno e a due piccoli di circa una settimana di vita. Ogni tanto si sentiva un richiamo di altre gru in lontananza e queste rispondevano alzando il collo, come si vede nella foto ed emettendo un suono particolarissimo. Non so bene il significato, forse una specie di “tutto ok per ora…”, perché considerate che la vita in una palude è tutt’altro che facile.

I pulcini sono alti una ventina di centimetri e sebbene crescano con una rapidità impressionante per almeno un mese non saranno in grado di volare ed è un tempo lunghissimo per un luogo che pullula di alligatori, corvi, falchi, lontre e numerosi altri predatori. Vi mostrerò i piccoli in una prossima foto, ma già vi anticipo che sono troppo belli, anche se pure da adulti io trovo che siano di un’indescrivibile fascino.

In partenza per la Florida

Lunedì si parte per una nuova avventura in Florida, nella quale avrò finalmente modo di provare estensivamente il mio nuovo 500PF che per ora si è limitato a meno di un migliaio di foto a causa di troppi impegni lavorativi. Continua a leggere

Nikon 500pf impressioni d’uso dopo un paio di mesi di utilizzo

Molti amici mi hanno chiesto come va il 500 PF Nikon, così ho pensato di fare un piccolo post di riepilogo per rispondere a tutti. Non si tratta di una prova scientifica e completa, ce ne sono diverse in rete, fatte da persone molto più qualificate di me, si tratta invece di impressioni d’uso, specialmente nell’ambito della fotografia naturalistica che è il mio genere preferito.

  • Costruzione e impressioni d’uso: su questo aspetto il 500 PF vince a mani basse rispetto a qualunque altro teleobiettivo a mio parere. Pesa solo 1.4Kg e ha una maneggevolezza eccezionale, a fronte di una costruzione comunque solida, seppur con materiali plastici. Io ho comprato una cover mimetica per non danneggiare e rigare l’obiettivo, ma non ho mai avuto la sensazione di avere in mano qualcosa di “poco serio”. Il suo peso ridotto ne fa un compagno straordinario da portare nei lunghi trekking in montagna e la sua manovrabilità consente di scattare foto da posizioni praticamente impossibili, rimanendo anche per diversi secondi in attesa del momento giusto, prima di sentire la stanchezza nelle braccia.
  • Stabilizzatore: maneggiare un obiettivo da 500mm a mano libera presenta sempre qualche difficoltà, a maggior ragione poi se è così piccolo. Dopo un certo tempo di assestamento posso dire che lo stabilizzatore mi consente di avere una buona percentuale di foto a fuoco a 1/500s, diciamo un 80/90%, scendendo ancora la percentuale diminuisce sensibilmente, ma onestamente per me non è un grande problema, di solito trovo degli appoggi su cui sostenere la lente, o comunque scatto delle piccole raffiche per essere sicuro di avere almeno qualche foto a fuoco. Credo che con l’utilizzo e l’affinamento della mia tecnica le percentuali potranno migliorare ancora, anche con i 46 Megapixel della D850 che non perdonano nessun errore. Rispetto al vecchio 200-500 lo stabilizzatore è assolutamente valido, non ho termini di paragone con altri tele di qualità purtroppo.
  • Autofocus: qui non c’è storia, il 500 PF ha un autofocus eccezionale, almeno rispetto al mio vecchio 200-500. Finalmente sono in grado di cogliere uccelli in volo e, quando non sono in grado, nella maggior parte dei casi è dovuto alla mia tecnica ancora imprecisa. L’autofocus funziona bene anche in condizioni di luce scarsa e il fatto di avere un’apertura minima a f/5.6 non sembra influenzarlo più di tanto.
  • Qualità dell’immagine: tutto quello che ho detto prima sarebbe inutile se le immagini prodotte da questa lente fossero scadenti, ma non è assolutamente così. Il 500 PF ha una qualità dell’immagine eccezionale, assolutamente nitido anche a tutta apertura, anzi onestamente non ho mai sentito il bisogno di chiudere il diaframma, se non per recuperare un po’ di profondità di campo in alcune situazioni. Confrontando le immagini con un po’ di scatti che avevo fatto con il 500 f/4 onestamente si fatica a trovare le differenze, con l’unico neo che ovviamente a f/4 lo sfondo si sfoca di più, sebbene lo sfocato del piccolo sia davvero piacevole.
  • Uso di moltiplicatori: questa è un’esperienza davvero nuova per me, ho comprato il Nikon TC 1.4 III pochi giorni fa, e ho cominciato a cercare di utilizzarlo con scarsi risultati in condizioni di luce non buone, con distorsione di calore. Mi riservo di esprimere un’opinione più formata tra un po’ di tempo, comunque diciamo che l’accoppiata è un po’ complessa. Intanto è difficile usare 700mm a mano libera, molto più difficile che non usarne 500, per cui c’è bisogno di affinare parecchio la tecnica. L’apertura minima diventa poi f/8, per cui la combinazione va bene in piena luce e su soggetti statici, ma già a 1/1000s si cominciano ad avere 800/1000 ISO, per cui, se il soggetto è ancora lontano, il rumore è in agguato. La qualità dell’immagine non mi pare consistente, spesso a f/8 è morbida, mentre a f/10 è decisamente più nitida, credo però che qui anche la mia scarsa padronanza abbia un influsso decisivo, perché poi mettendo su cavalletto la macchina e facendo degli scatti di test, anche a cartelloni pubblicitari lontani 300 metri il risultato non è così male nemmeno a f/8. L’autofocus ovviamente rallenta un po’, però tutto sommato rimane assolutamente accettabile, almeno con il sistema a 153 punti della D850. In definitiva, se già lo avete non esitate ad usarlo, altrimenti prima di comprarlo vi consiglio di provarne uno da un amico, per vedere se può fare al caso vostro, si tratta pur sempre di un investimento di oltre 500 euro.

Direi quindi che il verdetto è assolutamente positivo, e sono convinto che con un’esperienza maggiore sarà ancora migliore. Difetti evidenti? Direte voi… Io in tutta onestà non ne vedo, a parte il fatto che a f/5.6 c’è un minore isolamento del soggetto rispetto a f/4 e che ovviamente in condizioni di luce scarsa gli ISO si alzano un po’. Ma è un prezzo che si paga volentieri, considerando che l’obiettivo è così facile da portare che lo si ha sempre dietro e che le opportunità fotografiche si moltiplicano.

E’ questione di fortuna?

Dopo aver pubblicato questa foto ho ricevuto un paio di commenti che mi hanno fatto riflettere. Uno era del tipo “Ammazza che macchina fotografica che hai per fare foto come questa”, l’altro invece sul genere “Che fortuna, a me non capitano mai situazioni così”.

Entrambe queste osservazioni sono lontanissime dalla realtà e vorrei spendere due parole sull’argomento. Purtroppo in questa era iper connessa, in cui la tecnologia rende tutto più semplice, molte persone sono erroneamente indotte a pensare che tutto sia facile, che sia solo questione di avere gli attrezzi giusti e un po’ di c..o per ottenere qualunque cosa. Nella realtà invece di solito i risultati si ottengono perché si è fatto un duro lavoro prima, perché si è studiato un argomento, oppure perché si è praticato un certo sport, hobby o professione per lunghe e interminabili ore.

Tolti quindi i pochi casi in cui la fortuna è stata determinante, la maggior parte delle cose di qualità che vediamo sono sempre frutto di un impegno che molti non mettono, motivo per cui non ottengono risultati di quel livello. Ora nel caso specifico questa foto non è tecnicamente come avrei voluto, era ormai un pochino tardi, la luce non era proprio perfetta, l’angolo tra me e i cigni non era esattamente quello che avrei voluto, però questi sono fattori su cui io non avevo controllo. Sul fatto però di aver colto una bella immagine, il controllo c’entra eccome, e vi riassumo qui sotto il perché questa foto non è frutto del caso:

  1. Questo posto è un’area di passaggio di numerosi uccelli migratori e di pesca per uccelli stanziali, chi è della zona lo conosce bene e sa che di solito qualche situazione interessante può capitare.
  2. Appena arrivato ho fatto delle prove con gli uccelli già presenti, in particolare un airone bianco e uno cenerino, in modo da verificare le impostazioni della macchina fotografica per non bruciare le piume, perché il solo cominciava ad essere già un po’ forte. L’airone cenerino ha le piume scure, caso facile. L’airone bianco invece ha le piume bianche… caso più difficile per avere un’esposizione corretta.
  3. Avevo deciso in anticipo che volevo cogliere qualche scatto “dinamico”, per cui ho impostato la macchina a 1/2000s per sicurezza. Con uccelli “lenti” come gli aironi basta molto meno, ma qui può passare di tutto e quindi meglio essere preparati. Ho scelto di mettere il diaframma a f5.6, il minimo del mio obiettivo, per abbassare gli ISO al massimo e ho messo gli ISO in automatico, in modo da non dover controllare ogni 5 secondi, perché il sole andava e veniva dietro a delle nuvole. Inoltre, siccome le piume bianche tendono ad essere sempre sovraesposte, facendo le prove di cui sopra, ho scelto di sottoesporre di 2/3 di stop. Insomma per dire che la macchina fotografica era pronta per ogni evenienza dinamica.
  4. Ho costantemente monitorato con gli occhi un’area piuttosto ampia, per vedere in anticipo cosa sarebbe potuto succedere, anziché giocare con il cellulare, come ho visto fare a molti fotografi che si appostano qui. Talvolta è questione di secondi, mentre che appoggi il cellulare e riprendi la macchina fotografica tutto può essere già finito.
  5. Ho visto i due cigni arrivare nell’acqua e siccome già una volta li avevo visti volare da questo stagno, ho pensato che con un po’ di fortuna l’avrebbero rifatto e quindi li ho tenuti sempre d’occhio.
  6. Quando ho sentito soffiare per un istante ho capito che stavano per farlo, mi sono preparato e praticamente ho scattato tutta la sequenza, da quando corrono sull’acqua, al decollo e alle prime fasi del volo, di cui fa parte questa foto. Purtroppo erano un po’ lontani, quindi le foto iniziali non sono vicinissime, anche su questo non avevo controllo, perché la posizione è obbligata, non si può scendere nello stagno e andargli incontro, sul resto però avevo il controllo completo e infatti ho portato a casa almeno 20 foto buone.

La fortuna e la macchina fotografica sono utili ovviamente, ma senza tutto il resto non servono a niente. Se non avessi conosciuto il posto, conosciuto i cigni, saputo riconoscere i loro versi e le loro posture, se non avessi avuto la macchina già impostata per questo tipo di foto, non sarei riuscito a fare nemmeno uno scatto decente. Inoltre se non avessi passione per gli animali e la natura, forse sarei andato via molto prima, perché complessivamente ho aspettato due ore per questo momento, mentre molti altri che erano lì hanno desistito ben prima, perché c’era pochissima attività.

In definitiva amici, il segreto è che non c’è un segreto. Ci vuole passione per riuscire un pochino in qualcosa, ci vuole studio e sacrificio e man mano si riescono a fare cose migliori di quelle che si facevano prima.

Quattro anni fa quando ho iniziato non sarei mai stato in grado di fare una foto così. Oggi la guardo e la vorrei migliore, ma sono consapevole di aver fatto dei passi avanti e questo mi rende contento e mi spinge a fare meglio la prossima volta. Grazie a queste foto posso far conoscere la bellezza della natura a più persone, e magari dare un minuscolo contributo a preservarla, e questo è in assoluto il premio più grande.

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Tempo di bilanci alla fine del 2018

Cari amici, il 2018 ormai è praticamente finito e direi che posso tranquillamente affermare che non è stato un anno particolarmente tenero, come del resto succede un po’ a tutti gli anni di noi “vecchietti” 😉

Ho fatto comunque diverse esperienze, sono andato in posti remoti e ho portato a casa tante emozioni, consapevolezze, dubbi e una buona dose di fotografie, quindi direi che non mi posso proprio lamentare. Dopo quasi quattro anni ho finalmente fatto anche un upgrade del mio teleobiettivo, comprando il nuovo Nikon 500 PF f5.6, che si è rivelato, almeno finora, uno dei migliori acquisti che io abbia mai fatto.

Ho studiato molto per imparare nuove tecniche, sul campo e in post produzione e devo dire, se riguardo le mie foto dell’anno, che vedo un certo progresso e questo mi fa molto piacere e mi dà stimolo a proseguire su questa strada. Nel mio percorso ho incontrato parecchie persone, alcune delle quali sembravano essere “grandi amici”, poi svaniti nel nulla, ma ormai ci ho fatto l’abitudine e non perdo nemmeno più tempo a cercare di capire il perché, io continuo a restare onesto e a guardarmi allo specchio senza grandi drammi… loro chissà.

Spero di poter continuare a evolvermi nel 2019, e di realizzare piccoli progetti, tra cui una mostra delle mie foto e finalmente qualche viaggio in cui accompagnare altri appassionati alla scoperta delle meraviglie della natura, riusciranno i nostri eroi? Lo scopriremo presto 😉

Un piccolo esempio di post produzione

Un’altra foto del mio amico porciglione Ignazio è stata appena sfornata 🙂
 
Un piccolo “inside look” al processo di post produzione di una foto. La prima foto è quella elaborata, la seconda il file RAW originale.
 
Nella foto RAW il sensore cattura tutta la luce presente sulla scena, restituendo un file piuttosto piatto, ma ricco di informazioni. Processando la foto, nel mio caso prima in Lightroom e poi in Photoshop, cerco di ricostruire quello che il mio occhio vedeva sulla scena e che la macchina fotografia, seppur sofisticata non è in grado di riprodurre automaticamente.
 
Sempre per chi sostiene che le foto vanno scattate in JPG e non elaborate, in realtà se si scatta in JPG il processo di elaborazione lo fa la macchina al posto nostro, le foto “naturali” semplicemente non esistono. Il processo di post produzione si faceva anche con la pellicola, sebbene le tecniche fossero ovviamente di tipo fisico e non digitale.
 
Ovviamente ciascuno sceglie i limiti oltre i quali non vuole spingersi, per me le foto troppo manipolate non sono il massimo, a volte rimuovo qualche rametto che era impossibile non avere nella scena originale, ma è il massimo del foto ritocco, il resto sono gestione delle ombre, della luce e dei toni.
 
Come potete vedere la differenza tra i due file non è enorme, ma è significativa e quello elaborato è più o meno quello che io vedevo appena dopo il sorgere del sole e con la luce calda e morbida del mattino. Naturalmente non credo ci sia un modo giusto o sbagliato di elaborare le proprie foto, ciascuno crea un proprio metodo che poi in qualche modo diventa il suo marchio di fabbrica.

Il mio amico Ignazio

Più lo vedo e più mi convinco che il Porciglione sia uno dei miei pennuti preferiti. Timido e schivo, scappa al minimo rumore, ma ieri sono riuscito a rubare qualche foto prima che decidesse di volare via come una freccia. Mi piace molto il suo modo di camminare elegante e regale e lo sguardo sempre attento.

Purtroppo la luce era ancora poca e benché questa foto sia solamente a 1/500s è a 10.000 ISO, non ho nemmeno provato a prenderlo in volo, ma prima o poi ti catturerò anche lì caro Ignazio… ah sì, non lo avevo detto, ma secondo me si chiama proprio così 😉

Nikon 500 pf, i test continuano

Ieri mattina mi sono concesso una giornata di fotografia naturalistica in Toscana, tra le oasi WWF di Orbetello e Burano, la pineta della Feniglia e la spiaggia di Alberese, e ho avuto modo di provare meglio il Nikon 500 PF.

Non c’era una varietà grandissima di soggetti, però nel complesso qualche buona immagine è venuta fuori. Posso confermare le mie prime impressioni, sulla nitidezza notevole dell’obiettivo che ho usato sempre a tutta apertura, senza mai preoccuparmi di dover chiudere per recuperare dettaglio, come ero spesso costretto a fare con il 200-500, così come posso confermare che l’autofocus è infinitamente più veloce, consentendomi anche di sperimentare di più con gli uccelli in volo, settore nel quale però ho bisogna di molta più pratica, ho fatto un po’ di esperimenti con le ghiandaie, ma senza grandi successi, per cui si replicherà a breve 🙂

Questa volpe invece l’ho incontrata mentre andavo via, un incontro fugace di un minuto o poco più, la posizione era obbligata e l’inquadratura pure, ma con due occhi così credo che non ci siano scuse che tengano, è una foto che appenderò presto al muro.

Per gli amanti dei dettagli fotografici, la foto è scattata con Nikon D850 + Nikon 500 Pf. ISO 5000, f5.6, 1/500s. Ho cominciato da 1/500s che è il tempo di sicurezza a cui sono quasi sicuro di avere un’immagine non mossa, persino con i 46 megapixel della D850, avrei voluto provare ad abbassare ancora la velocità per avere ISO più bassi, ma purtroppo la mia amica volpe aveva un invito a cena e non ha collaborato con i miei buoni propositi 😉