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Un nemico piccolo e insidioso, riflessioni sul nostro ruolo durante l’epidemia di Coronavirus

Sono giorni difficili, nei quali c’è un nemico minuscolo ma insidioso che forse come unico effetto positivo ha quello di doverci far riflettere su quanto il mondo non ci appartenga davvero e su quanto, nonostante tutta la nostra tecnologia, non siamo invulnerabili.

Forse per la prima volta apparirà evidente a tutti quello che alcuni di noi dicono da tempo, ovvero che tutto è connesso. Tagliare alberi, inquinare, uccidere indiscriminatamente delle specie e rompere gli equilibri di questo mondo ha un effetto diretto su tutti noi.

Sì, anche su di te che guidi un SUV da 80.000 Euro che fa 3 Km al litro e guadagni 20.000 euro al mese.

Questa epidemia finirà come tutte le altre, alcune ben più gravi del passato, probabilmente finirà anche prima perché le nostre armi mediche e di ricerca sono più affilate, e anziché fare scorta di provviste al supermercato come prima di una guerra atomica, penso che ciascuno di noi debba prima di tutto rispettare le indicazioni delle autorità per salvaguardare noi stessi e gli altri, specialmente chi in questo momento è più fragile. E poi penso che sia altrettanto importante pensare a quelle piccole cose che possiamo cambiare nella nostra vita per dare il nostro contributo a migliorare il mondo, anziché a sfruttarlo dall’alto della nostra fallace grandezza…

Il mio amico Ignazio

Più lo vedo e più mi convinco che il Porciglione sia uno dei miei pennuti preferiti. Timido e schivo, scappa al minimo rumore, ma ieri sono riuscito a rubare qualche foto prima che decidesse di volare via come una freccia. Mi piace molto il suo modo di camminare elegante e regale e lo sguardo sempre attento.

Purtroppo la luce era ancora poca e benché questa foto sia solamente a 1/500s è a 10.000 ISO, non ho nemmeno provato a prenderlo in volo, ma prima o poi ti catturerò anche lì caro Ignazio… ah sì, non lo avevo detto, ma secondo me si chiama proprio così 😉

Voletti di novembre

Una mattina di sabato, è Novembre ma potrebbe essere tranquillamente una giornata primaverile. I pensieri sono tanti, bisogna decidere dove andare a parare nel futuro, in un mondo sempre più incerto e sempre più complicato.

Dopo un po’ però l’attenzione per la natura spazza via le preoccupazioni e lascia spazio a una concentrazione rilassata, una specie di meditazione ad occhi aperti.

Ci sono pochi amici pennuti oggi, ma abbastanza per aspettare un po’ d’azione. Un airone cenerino, un airone bianco maggiore, una decina di spatole, un paio di garzette e tante folaghe, condividono uno spazio piuttosto piccolo, senza chiasso e senza litigi.

Qui il nostro amico airone nella fase finale di atterraggio, dopo aver fatto un giro di perlustrazione per capire se ci fossero zone di pesca migliori 😉

Life ain’t easy

Mi piace l’idea di fare delle belle foto, è sicuramente un piacere estetico, un po’ come quello che si prova facendo un bel disegno o dipingendo un quadro che ci entusiasma.

Ma la foto senz’anima non fa per me. Un’immagine bella, ma fine a se stessa, è un’occasione sprecata. Sento spesso molti colleghi fotografi parlare dell’ultima specie che hanno immortalato, li sento desiderare a tutti i costi la foto dell’uccello che ancora manca alla loro collezione e li vedo rinunciare a fotografare una bella situazione, magari solo perché il protagonista è un piccolo pettirosso.

A me invece piace fotografare quello che mi suscita emozioni, che mi fa sorridere, piangere o che mi fa pensare. La vita non è semplice, né la nostra, né quella degli animali che fotografo. La natura è spietata, persino con un animale che da grande peserà 300 Kg e sarà alto oltre due metri, dovrà imparare a lottare per procurarsi il cibo, a sfuggire ad altri orsi, ad evitare l’uomo e affrontare innumerevoli ostacoli lungo il suo cammino e questo orsetto, che cammina pensieroso lungo il bordo del fiume, sembra averlo già intuito, almeno a giudicare dal suo volto malinconico.

Ogni volta che guardo questa foto provo una sensazione di tenerezza infinita e un vuoto nello stomaco… e ricordo a me stesso perché faccio tanta fatica per inseguire foto come questa, passando decine di ore in aereo, prendendo ogni tipo di mezzo, al freddo e sotto la pioggia e rinunciando a tante cose, pur di racimolare i soldi per potermi permettere di essere lì.

Mi vuoi tutto ciccia e brufoli?

Nooo, per carità il bis proprio non ce la faccio, ho già mangiato un kg di sardine… mi vuoi fare diventare tutto ciccia e brufoli? Questa è la didascalia che mi è venuta in mente per questa foto, nella quale il mio amico “Sea Otter” (Lonta di mare), dà spettacolo con la sua irresistibile espressione.

Ho visto tanti animali in British Columbia, ma penso lui detenga decisamente il primato del più tenero in assoluto. Pur essendo dotato di una spessa pelliccia, per mantenere meglio il calore corporeo, questa specie è solita aggrapparsi alle alghe e tirare fuori dall’acqua mani e piedi, quando poi si aggiunge lo sguardo curioso verso le barche che passano, la combinazione è esplosiva 🙂

Amici pennuti e citazioni

Una serata triste, nella quale abbiamo fatto il possibile per far salvare un cane ferito in mezzo alla strada, ma siamo stati sono ripagati dalla solita totale inefficienza del 112 e di quelli che dovrebbero fare il loro lavoro ma non lo fanno, come per esempio i veterinari reperibili che spengono il telefono.

Per allontanare il triste pensiero che l’umanità è davvero la piaga del mondo, vi lascio con questa foto scattata ieri al lago di Fogliano, e con questa citazione che mi piaceva molto.

Il cielo era così infinito che a guardarlo fisso dava le vertigini
(Haruki Murakami)

La caccia non è uno sport…

Sarà che ogni anno in questo periodo vedo sento sempre lo stesso insopportabile rumore dei fucili che sparano… ma la caccia non è uno sport. Uno sport provoca piacere a se stessi, ma non danneggia gli altri. La caccia è solo un’attività praticata da gente senza coraggio che si nasconde dietro a un fucile.

Ristabilire le giuste proporzioni

Se volete avere l’esperienza di assaporare la nostra piccolezza rispetto al resto dell’universo, vedere una balena che esce fuori dall’acqua a pochi metri dal proprio minuscolo gommone, è una di quelle cose che rendono l’idea.

Le megattere (humpback whales in Inglese) sono dei mammiferi fantastici. Sono dei giganti da oltre 15 metri, eppure eleganti come farfalle. Tra l’altro vengono chiamate “i guardiani del mare”, perché tendono a proteggere tutti i mammiferi in difficoltà in acqua, difendendoli a volte anche da attacchi di altri predatori come le orche.

C’è chi ritiene che sia una cosa che fanno per scoraggiare i predatori dall’attaccare nel futuro i loro piccoli, chi invece crede che lo facciano per empatia verso specie affini… a me piace molto di più questa seconda versione 😉

She’s got the power

Gli orsi sono uno degli animali che amo di più, sembrano apparentemente goffi e paciosi, ma in realtà nascondono un’agilità e una potenza straordinaria. Sono capaci di muoversi a velocità per noi impensabili e sono ottimi nuotatori.

Questa mamma grizzly ispeziona attentamente il terreno circostante, per assicurarsi che non ci siano pericoli per il suo piccolo, specialmente da altri maschi non correlati, tutto nel suo sguardo e nella sua postura comunica un’incredibile senso di magnificenza.

Bald Eagle: la regina dei cieli della British Columbia

Le “bald eagle” sono un uccello estremamente presente in British Columbia, e benché siano ben più difficili da fotografare di un piccione, diciamo che la loro diffusione è similare 😉

Ne ho qualche bella versione anche in volo, ma per cominciare, questa è una delle mie preferite tra quelle “statiche”, specialmente per la fatica che mi è costata.

Eravamo su una barchetta che loro chiamano “Zodiac”, che è praticamente un piccolo gommone, avevo la tuta flottante di salvataggio, che praticamente ti rende la versione in rosso dell’omino Michelin, faceva ovviamente un freddo cane, e sebbene la tuta sia caldissima, le mani e la faccia erano invece esposte al gelo. La barca si muoveva a destra e sinistra come durante una sessione intensiva di pizzica tarantina, e riuscire a mettere a fuoco l’aquila, brandendo l’obiettivo pesante, in piedi, cercando di non cadere in acqua e combattendo la costante sensazione di vomito non è stato proprio semplice… però il risultato finale non mi dispiace… come si dice “No pain, no gain…” 🙂