Articoli

Nikon Z6, il mio ingresso nel mondo mirrorless

Dopo aver letto innumerevoli articoli e aver visto praticamente ogni video disponibile sulle nuove mirrorless Nikon, finalmente ho ceduto.
Non essendo ancora del tutto convinto da questo sistema non me la sono sentita di abbandonare la mia vecchia reflex, sostituendola con la sua omologa a 46 Megapixel, la Z7, ma le ho affiancato la più modesta Z6 che di megapixel ne ha “solo” 24 😉
Le mie prime impressioni sono assolutamente positive e ben al di là delle mie aspettative e quindi le ho riassunte in questo video, attenzione però sono ben 30 minuti quindi è davvero solo per fotografi interessati 😉

Fishing like crazy

Cari amici, questa è un’altra delle foto che raccolgono un po’ l’essenza di come funziona il mondo, sia per i pennuti che per i fotografi… con una decisa difficoltà in più per i primi.

Questa foto è stata scattata nel luogo in cui un lungo canale si incontra con l’oceano, dove i falchi pescatori amano andare a caccia, nell’esatto punto in cui le due masse d’acqua si incontrano. La tecnica di caccia è molto faticosa, perché il falco volteggia a 20/30 metri di altezza e quando individua un pesce vicino alla superficie si lancia in picchiata, e può prenderlo immergendo le sole zampe nell’acqua, o addirittura tuffarsi completamente e prenderlo sott’acqua.

Ora immaginate quanti tentativi possano essere necessari per prendere un pesce, specialmente per un falco giovane che ancora deve fare esperienza, e immaginate quanto possa essere faticoso per questo animale riemergere dall’acqua impetuosa, sollevarsi e spiccare il volo, completamente bagnato e con un pesce che non sempre è così piccolo come questo, ma a volte può pesare anche più di lui. Senza contare che molto spesso il pesce dimenandosi può cadere, oppure un altro falco o un’aquila possono cacciarlo via o tentare di rubarglielo.

Vederli faticare così tanto per procurarsi da vivere mostra quanto in natura sia complicato sopravvivere per gli animali, anche senza la nostra presenza, se poi ci mettete il danno che facciamo noi diventa un mondo ancora più complicato. Senza scomodare il global warming e l’inquinamento, in questo specifico tratto di mare per esempio è pieno di imbarcazioni che passano, nonché di gente che scorrazza tutto il giorno su moto d’acqua, surf e altre diavolerie e di pescatori che, incuranti di quello che fanno, abbandonano esche e fili da pesca pericolosissimi per gli animali.

La difficoltà invece per il fotografo, invero molto meno drammatica, è che per cogliere da vicino un momento di caccia come questo bisogna essere persistenti e fortunati. Sono andato per ben tre pomeriggi di fila in questa location, restando per cinque ore sotto al sole cocente ad ogni tentativo, e solo una volta il falco ha pescato nel posto giusto, ovvero a 20/30 metri da me, invece che in mare aperto, con il sole alle mie spalle, ed è riemerso dall’acqua passando davanti al posto in cui ero io, anziché volare controvento nella direzione opposta come aveva fatto tutte le altre volte. Per ragioni aerodinamiche infatti gli uccelli (così come gli aerei) decollano con il vento contro e sfortuna ha voluto che il vento tirasse sempre dall’oceano verso l’interno… nonostante l’unica occasione qualche foto decente sono riuscito a farla, questa è una delle mie preferite, sebbene non esattamente quella che avrei voluto 😉

,

Ritratti particolari

Cari amici, il pennuto del giorno è una Sandhill Crane, un uccello decisamente meraviglioso. E’ altissimo, di solito intorno a 1.40m e si muove con un’eleganza davvero incredibile.

Le gru vanno quasi sempre in coppia e quando scelgono un partner lo fanno per la vita, questa gru era insieme al suo compagno e a due piccoli di circa una settimana di vita. Ogni tanto si sentiva un richiamo di altre gru in lontananza e queste rispondevano alzando il collo, come si vede nella foto ed emettendo un suono particolarissimo. Non so bene il significato, forse una specie di “tutto ok per ora…”, perché considerate che la vita in una palude è tutt’altro che facile.

I pulcini sono alti una ventina di centimetri e sebbene crescano con una rapidità impressionante per almeno un mese non saranno in grado di volare ed è un tempo lunghissimo per un luogo che pullula di alligatori, corvi, falchi, lontre e numerosi altri predatori. Vi mostrerò i piccoli in una prossima foto, ma già vi anticipo che sono troppo belli, anche se pure da adulti io trovo che siano di un’indescrivibile fascino.

In partenza per la Florida

Lunedì si parte per una nuova avventura in Florida, nella quale avrò finalmente modo di provare estensivamente il mio nuovo 500PF che per ora si è limitato a meno di un migliaio di foto a causa di troppi impegni lavorativi. Continua a leggere

E’ questione di fortuna?

Dopo aver pubblicato questa foto ho ricevuto un paio di commenti che mi hanno fatto riflettere. Uno era del tipo “Ammazza che macchina fotografica che hai per fare foto come questa”, l’altro invece sul genere “Che fortuna, a me non capitano mai situazioni così”.

Entrambe queste osservazioni sono lontanissime dalla realtà e vorrei spendere due parole sull’argomento. Purtroppo in questa era iper connessa, in cui la tecnologia rende tutto più semplice, molte persone sono erroneamente indotte a pensare che tutto sia facile, che sia solo questione di avere gli attrezzi giusti e un po’ di c..o per ottenere qualunque cosa. Nella realtà invece di solito i risultati si ottengono perché si è fatto un duro lavoro prima, perché si è studiato un argomento, oppure perché si è praticato un certo sport, hobby o professione per lunghe e interminabili ore.

Tolti quindi i pochi casi in cui la fortuna è stata determinante, la maggior parte delle cose di qualità che vediamo sono sempre frutto di un impegno che molti non mettono, motivo per cui non ottengono risultati di quel livello. Ora nel caso specifico questa foto non è tecnicamente come avrei voluto, era ormai un pochino tardi, la luce non era proprio perfetta, l’angolo tra me e i cigni non era esattamente quello che avrei voluto, però questi sono fattori su cui io non avevo controllo. Sul fatto però di aver colto una bella immagine, il controllo c’entra eccome, e vi riassumo qui sotto il perché questa foto non è frutto del caso:

  1. Questo posto è un’area di passaggio di numerosi uccelli migratori e di pesca per uccelli stanziali, chi è della zona lo conosce bene e sa che di solito qualche situazione interessante può capitare.
  2. Appena arrivato ho fatto delle prove con gli uccelli già presenti, in particolare un airone bianco e uno cenerino, in modo da verificare le impostazioni della macchina fotografica per non bruciare le piume, perché il solo cominciava ad essere già un po’ forte. L’airone cenerino ha le piume scure, caso facile. L’airone bianco invece ha le piume bianche… caso più difficile per avere un’esposizione corretta.
  3. Avevo deciso in anticipo che volevo cogliere qualche scatto “dinamico”, per cui ho impostato la macchina a 1/2000s per sicurezza. Con uccelli “lenti” come gli aironi basta molto meno, ma qui può passare di tutto e quindi meglio essere preparati. Ho scelto di mettere il diaframma a f5.6, il minimo del mio obiettivo, per abbassare gli ISO al massimo e ho messo gli ISO in automatico, in modo da non dover controllare ogni 5 secondi, perché il sole andava e veniva dietro a delle nuvole. Inoltre, siccome le piume bianche tendono ad essere sempre sovraesposte, facendo le prove di cui sopra, ho scelto di sottoesporre di 2/3 di stop. Insomma per dire che la macchina fotografica era pronta per ogni evenienza dinamica.
  4. Ho costantemente monitorato con gli occhi un’area piuttosto ampia, per vedere in anticipo cosa sarebbe potuto succedere, anziché giocare con il cellulare, come ho visto fare a molti fotografi che si appostano qui. Talvolta è questione di secondi, mentre che appoggi il cellulare e riprendi la macchina fotografica tutto può essere già finito.
  5. Ho visto i due cigni arrivare nell’acqua e siccome già una volta li avevo visti volare da questo stagno, ho pensato che con un po’ di fortuna l’avrebbero rifatto e quindi li ho tenuti sempre d’occhio.
  6. Quando ho sentito soffiare per un istante ho capito che stavano per farlo, mi sono preparato e praticamente ho scattato tutta la sequenza, da quando corrono sull’acqua, al decollo e alle prime fasi del volo, di cui fa parte questa foto. Purtroppo erano un po’ lontani, quindi le foto iniziali non sono vicinissime, anche su questo non avevo controllo, perché la posizione è obbligata, non si può scendere nello stagno e andargli incontro, sul resto però avevo il controllo completo e infatti ho portato a casa almeno 20 foto buone.

La fortuna e la macchina fotografica sono utili ovviamente, ma senza tutto il resto non servono a niente. Se non avessi conosciuto il posto, conosciuto i cigni, saputo riconoscere i loro versi e le loro posture, se non avessi avuto la macchina già impostata per questo tipo di foto, non sarei riuscito a fare nemmeno uno scatto decente. Inoltre se non avessi passione per gli animali e la natura, forse sarei andato via molto prima, perché complessivamente ho aspettato due ore per questo momento, mentre molti altri che erano lì hanno desistito ben prima, perché c’era pochissima attività.

In definitiva amici, il segreto è che non c’è un segreto. Ci vuole passione per riuscire un pochino in qualcosa, ci vuole studio e sacrificio e man mano si riescono a fare cose migliori di quelle che si facevano prima.

Quattro anni fa quando ho iniziato non sarei mai stato in grado di fare una foto così. Oggi la guardo e la vorrei migliore, ma sono consapevole di aver fatto dei passi avanti e questo mi rende contento e mi spinge a fare meglio la prossima volta. Grazie a queste foto posso far conoscere la bellezza della natura a più persone, e magari dare un minuscolo contributo a preservarla, e questo è in assoluto il premio più grande.

,

Tempo di bilanci alla fine del 2018

Cari amici, il 2018 ormai è praticamente finito e direi che posso tranquillamente affermare che non è stato un anno particolarmente tenero, come del resto succede un po’ a tutti gli anni di noi “vecchietti” 😉

Ho fatto comunque diverse esperienze, sono andato in posti remoti e ho portato a casa tante emozioni, consapevolezze, dubbi e una buona dose di fotografie, quindi direi che non mi posso proprio lamentare. Dopo quasi quattro anni ho finalmente fatto anche un upgrade del mio teleobiettivo, comprando il nuovo Nikon 500 PF f5.6, che si è rivelato, almeno finora, uno dei migliori acquisti che io abbia mai fatto.

Ho studiato molto per imparare nuove tecniche, sul campo e in post produzione e devo dire, se riguardo le mie foto dell’anno, che vedo un certo progresso e questo mi fa molto piacere e mi dà stimolo a proseguire su questa strada. Nel mio percorso ho incontrato parecchie persone, alcune delle quali sembravano essere “grandi amici”, poi svaniti nel nulla, ma ormai ci ho fatto l’abitudine e non perdo nemmeno più tempo a cercare di capire il perché, io continuo a restare onesto e a guardarmi allo specchio senza grandi drammi… loro chissà.

Spero di poter continuare a evolvermi nel 2019, e di realizzare piccoli progetti, tra cui una mostra delle mie foto e finalmente qualche viaggio in cui accompagnare altri appassionati alla scoperta delle meraviglie della natura, riusciranno i nostri eroi? Lo scopriremo presto 😉

Un piccolo esempio di post produzione

Un’altra foto del mio amico porciglione Ignazio è stata appena sfornata 🙂
 
Un piccolo “inside look” al processo di post produzione di una foto. La prima foto è quella elaborata, la seconda il file RAW originale.
 
Nella foto RAW il sensore cattura tutta la luce presente sulla scena, restituendo un file piuttosto piatto, ma ricco di informazioni. Processando la foto, nel mio caso prima in Lightroom e poi in Photoshop, cerco di ricostruire quello che il mio occhio vedeva sulla scena e che la macchina fotografia, seppur sofisticata non è in grado di riprodurre automaticamente.
 
Sempre per chi sostiene che le foto vanno scattate in JPG e non elaborate, in realtà se si scatta in JPG il processo di elaborazione lo fa la macchina al posto nostro, le foto “naturali” semplicemente non esistono. Il processo di post produzione si faceva anche con la pellicola, sebbene le tecniche fossero ovviamente di tipo fisico e non digitale.
 
Ovviamente ciascuno sceglie i limiti oltre i quali non vuole spingersi, per me le foto troppo manipolate non sono il massimo, a volte rimuovo qualche rametto che era impossibile non avere nella scena originale, ma è il massimo del foto ritocco, il resto sono gestione delle ombre, della luce e dei toni.
 
Come potete vedere la differenza tra i due file non è enorme, ma è significativa e quello elaborato è più o meno quello che io vedevo appena dopo il sorgere del sole e con la luce calda e morbida del mattino. Naturalmente non credo ci sia un modo giusto o sbagliato di elaborare le proprie foto, ciascuno crea un proprio metodo che poi in qualche modo diventa il suo marchio di fabbrica.

Il mio amico Ignazio

Più lo vedo e più mi convinco che il Porciglione sia uno dei miei pennuti preferiti. Timido e schivo, scappa al minimo rumore, ma ieri sono riuscito a rubare qualche foto prima che decidesse di volare via come una freccia. Mi piace molto il suo modo di camminare elegante e regale e lo sguardo sempre attento.

Purtroppo la luce era ancora poca e benché questa foto sia solamente a 1/500s è a 10.000 ISO, non ho nemmeno provato a prenderlo in volo, ma prima o poi ti catturerò anche lì caro Ignazio… ah sì, non lo avevo detto, ma secondo me si chiama proprio così 😉

Sincronie

Finalmente con il mio nuovo obiettivo (Nikon AF-S NIKKOR 500mm f/5.6E PF ED VR), che ha un autofocus degno di questo nome, sono riuscito a immortalare i miei amici piovanelli in volo. Questi uccellini hanno la caratteristica di volare insieme veloci come il vento, a pelo d’acqua, per poi posarsi e cercare il cibo ed è uno spettacolo vederli in azione.

La luce non era proprio delle migliori, il cielo era coperto e c’era un’atmosfera piuttosto cupa, con sprazzi di luce che filtravano ogni tanto dalle nuvole, nel complesso però, come primo tentativo, non mi dispiace. La foto è tagliata e raddrizzata rispetto all’originale, perché l’ho scattata da seduto, mettendomi praticamente in diagonale, i piovanelli erano vicino a me, ma il rumore di una macchina li ha fatti scappare in blocco e questo è il momento in cui si fermano di nuovo, un po’ più distante dalla strada.

Nikon AF-S NIKKOR 500mm f/5.6E PF ED VR, Il nuovo arrivato si difende bene

Oggi ho avuto modo di provare fugacemente il mio nuovo obiettivo, il Nikon 500 PF (nome completo: Nikon AF-S NIKKOR 500mm f/5.6E PF ED VR ), e devo dire che la prima impressione è decisamente positiva, qui allego qualche foto, in condizioni di luce non proprio ideali. Semplice post produzione con Lightroom, senza passaggi in Photoshop, nitidezza, riduzione rumore, ecc… Insieme alle foto anche un piccolo elenco di pro e contro che ho riscontrato, tenete presente ovviamente che sono le impressioni a caldo dopo averlo usato per un paio d’ore 😉

PRO

  • Assolutamente nitido a tutta apertura (f5.6), non ho mai sentito il bisogno di chiuderlo per recuperare nitidezza, sia con soggetti vicini che lontani. Rispetto al 200-500 mi sembra decisamente meglio, non saprei quantificare di quanto, ma le foto mi sembrano ottime anche senza nessuna forma di sharpening, mentre l’altro mi lasciava sempre un po’ con  la sensazione di non avere una foto davvero ben fatta.
  • Autofocus velocissimo, qui davvero non c’è storia con il 200-500, per la prima volta riesco ad agganciare i soggetti in volo praticamente senza fatica, persino i piovanelli che volano come il vento.
  • Maneggevolezza e comfort nell’uso incomparabili. Il peso di soli 1,4 Kg e la dimensione lo rendono davvero piacevole da utilizzare e consentono di scattare anche al volo e da posizioni impensabili e scomode, il che spesso fa la differenza tra il portare a casa una foto o il non riuscire a farla.

CONTRO

  • La staffa per il treppiede è piccola e scomoda… decisamente ridicola rispetto alla dimensione dell’obiettivo, che per quanto compatto è comunque un tele.
  • Stabilizzatore parecchio rumoroso, si avverte distintamente specialmente restando al chiuso, tipo nella macchina, e immagino che sarebbe lo stesso in un capanno, qui il 200-500 era decisamente più silenzioso.

Alcuni lamentano una certa inconsistenza dello stabilizzatore con tempi molto bassi, io onestamente a meno di 1/500 devo appoggiarmi da qualche parte, con la D850 e i suoi 46 Megapixel il micro mosso non perdona ed evidentemente le mie mani non sono così stabili, comunque questa è un’area in cui dovrò indagare meglio, così ad occhio mi sembra uguale o addirittura migliore dello stabilizzatore del 200-500, che pure eccelleva in questo comparto.

Alla prossima puntata per impressioni più approfondite 😉