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Il migliore software di riduzione del rumore oggi sul mercato: Topaz Denoise AI

Cari amici, chi si occupa di foto naturalistica sa bene che il rumore digitale è un nemico sempre in agguato. Gli animali tendono ad essere più attivi la mattina presto e la sera tardi, momenti in cui la luce è poca e quindi gli ISO tendono a salire in modo consistente. Non a caso le macchine più usate dai professionisti di questo settore spesso hanno pochi megapixel e un’elevata tolleranza al rumore.

Oggigiorno però abbiamo a disposizione degli ottimi software che ci aiutano a gestire questa problematica, tra cui Topaz Denoise AI, che a mio parere è attualmente il migliore sul mercato. Sfruttando sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale, Topaz è in grado di determinare in maniera incredibilmente precisa qual è il rumore in una foto e dove rimuoverlo perdendo il minimo dettaglio possibile, dando come risultato delle foto incredibilmente pulite e nitide.

Intendiamoci, se la foto è terribile, con un soggetto minuscolo e sottoesposto, non vi potete aspettare miracoli. Se la foto però ha una buona base si possono ottenere risultati davvero incredibili. Qui sotto trovare un video in cui spiego brevemente cos’è il rumore e faccio vedere un esempio di utilizzo di Topaz Denoise.

Nikon 500PF: recensione dopo un anno di utilizzo

Cari amici, ormai è oltre un anno che utilizzo il Nikon 500PF e quindi ho pensato di farne una nuova recensione che magari può essere utile a chi è indeciso se comprarlo o meno. Ho cercato di sintetizzare nel video la mia esperienza, concentrandomi nell’evidenziare i (tanti) punti di forza e i (pochi) punti di debolezza di questa straordinaria lente.

Avrei voluto fare anche un articolo scritto, ma purtroppo ultimamente ho poco tempo a disposizione e quindi alla fine ho condensato tutto in un video che trovate qui sotto.

 

Un’esplosione di colore

Cari amici, oggi voglio condividere con voi una delle mie immagini preferite di sempre. 

Questo splendido uccello è una gru chiamata “Sandhill Crane”, un maestoso uccello alto quasi un metro e quaranta, che ho fotografato nelle paludi della Florida lo scorso anno. In questo manto erboso che vedete nella foto si celano predatori di ogni tipo, tra cui forse il più evidente è l’alligatore, che dopo un’iniziale periodo di adattamento diventa per chi cammina in quei posti un po’ come le pecore  nelle nostre campagne, per quanti se ne vedono in giro.

La gru depone delle uova che danno vita a dei piccolini non più alti di 20 centimetri, che hanno bisogno di ben 40 giorni per poter diventare maestosi come i loro genitori. Sembrano pochi rispetto al tempo che impiega un bambino a diventare adulto, ma in un mondo così pericoloso sono un’assoluta eternità. 

Eppure diventati adulti questi maestosi uccelli non possono che suscitare ammirazione, specialmente quando iniziano a correre e poi spiccano il volo, per librarsi ad altezze per noi solo immaginabili. La vita è difficile e in questi giorni anche molti umani se ne stanno rendendo conto. Il rispetto per tutte le creature viventi e per il pianeta che ci ospita assume forse ora connotati molto più profondi.

Focus stacking in camera con la D850

La D850 ha una qualità di immagine davvero impressionante, e nel complesso risulta essere una macchina davvero potente e versatile. Per esplorare un po’ le sue potenzialità, ieri mi sono divertito ad utilizzare la funzione di Focus Stacking in camera, che Nikon ha chiamato “Focus shifting”.

In sostanza si mette a fuoco sulla parte più vicina di un elemento e poi si imposta un numero di scatti e un intervallo di messa a fuoco e la macchina scatta automaticamente spostando la messa a fuoco. Il risultato sono una serie di immagini in ciascuna delle quali è a fuoco una diversa porzione del soggetto e quindi ricombinabili poi con un apposito software di Focus Stacking per ottenere una foto completamente a fuoco.

Questa tecnica è particolarmente utile quando si fa foto macro, dove l’ingrandimento spinto di un soggetto molto piccolo, come una mosca per esempio, fa sì che sia fuoco solo qualche mm con un solo scatto e quindi si rende necessario l’utilizzo di questa tecnica. Il focus stacking però può essere utilizzato anche nel paesaggio, sfruttandolo per avere una foto in cui sia a fuoco tutto, dal primo piano all’infinito.

Naturalmente si può fare focus stacking con l’ausilio di slitte micrometriche manuali o automatiche, ma averlo in camera rende tutto molto più semplice e veloce, riducendo anche a zero il rischio di micromosso, perché non si tocca la fotocamera, che può anche essere anche impostata per l’utilizzo dell’otturatore elettronico e dello scatto silenzioso.

La foto di copertina è stata scattata con un obiettivo macro da 60mm, f7.1, esposizione 4″, combinando i 10 scatti prodotti dalla D850 con Helicon Focus.

Metodi economici per avvicinarsi alla macro

Ok, lo dico subito, il titolo è una menzogna nel mio caso, nel senso che io mi sono avvicinato a questa tecnica dopo aver già speso i soldi, ma in realtà è un buon modo per provare a fare macro senza dover comprare obiettivi dedicati, anzi riciclando magari vecchie attrezzature.

Forse non molti sanno, al di fuori del mondo macro, che un normale obiettivo, per esempio il classico 50mm, si può montare invertito sulla macchina fotografica, tramite uno speciale anello adattatore, e che questo posizionamento invertito dona all’ottica una maggiore capacità di ingrandimento, trasformando obiettivi normali in obiettivi con rapporto di riproduzione 1:1 o superiori, quindi come un’ottica macro, se non di più, al costo di 10 euro circa (per l’anello di inversione). Continua a leggere

Attrezzatura utile per le macro: i tubi di prolunga

Quando ci si avvicina alla fotografia macro, una delle cose che si scopre molto presto è che l’ingrandimento 1:1 degli obiettivi macro spesso non è sufficiente a riempire completamente la foto.

Il rapporto di riproduzione 1:1 significa che l’obiettivo ci consente di mettere a fuoco da una distanza piccola, tale che l’oggetto viene riprodotto sul sensore della sua dimensione reale. Se abbiamo una macchina full frame però questo ingrandimento non è grandissimo, infatti un sensore di questo tipo misura tipicamente 36x24mm, per cui se prendiamo una mosca di 15mm, l’ingrandimento 1:1 non basterà nemmeno a riempire metà del fotogramma. Continua a leggere

Andare oltre la tecnica e sperimentare

Cari amici, condivido con voi una piccola esperienza che ho fatto nel mondo macro, ma che credo sia estendibile a qualunque genere fotografico.

Qualche giorno fa stavo facendo una delle mie consuete sessioni di macro mattutine, che di solito in questa stagione si concludono poco dopo il sorgere del sole, perché le temperature sono calde e gli insetti tendono a volare abbastanza presto. Nonostante fosse già piuttosto tardi mi stavo intrattenendo con una farfalla, facendo delle prove per studiare bene il parallelismo, ovvero il posizionarsi il più possibile paralleli al soggetto per ottenerne la massima porzione possibile a fuoco. La mia amica era già abbastanza reattiva e cominciava a muovere le antenne e le ali, quindi un po’ svogliatamente stavo per smontare tutto, quando un raggio di sole è filtrato dal tronco davanti al quale mi trovavo, illuminando debolmente le ali da dietro. Continua a leggere

Macro più spinta, tubi di prolunga e, direttamente da un’altra era, il soffietto

Diciamo la verità, quando si comincia ad avere un po’ di confidenza cona la foto macro, il desiderio di ingrandire tanto i nostri soggetti può prendere la mano. In realtà il nostro scopo non è quello di usare un microscopio per far diventare una mosca grande quanto un elefante, però vedere bene gli occhi composti e grandi come tutta la foto è un desiderio comprensibile 😉

Per superare il rapporto di riproduzione 1:1 del normale obiettivo macro, esistono varie soluzioni, di cui quella che io utilizzo di più è i “tubi di prolunga”. I tubi di prolunga sono dei semplici tubi che distanziano l’obiettivo dal piano del sensore e consentono di aumentare il rapporto di riproduzione. Personalmente ho acquistato i tubi Kenko DG per Nikon che sono ottimi e costano una cifra ragionevole e che, tra gli altri vantaggi, portano anche i contatti elettrici alla macchina, consentendo di usare agevolmente i suoi automatismi. L’ingrandimento che riesco a ottenere con tutti i 68mm dei tubi, misurato riproducendo un righello, è di 2.5:1 che non è affatto male e consente anche un minimo  di ambientazione della macro. Continua a leggere

Il plamp, recensione più approfondita dopo averlo usato sul serio

Cari amici, ho già descritto il plamp in un articolo precedente, in cui spiegavo cos’è e perché è utile nella macro fotografia, dopo averlo provato un po’ più a fondo ecco una recensione più dettagliata, che non solo conferma le mie impressioni, ma che addirittura mi ha spinto a comprarne un altro.

Appena comprato il plamp ho fatto quello che potevo, ovvero l’ho attaccato al cavalletto su cui si trova la slitta micrometrica (e la macchina fotografica ovviamente) ed ho cercato di usarlo per sostenere piccoli rametti e foglie su cui si trovavano i miei amici piccoli modelli da fotografare. Mi sono reso conto però già dai primi scatti che questa soluzione non è praticabile, perché ogni volta che si tocca la ghiera della slitta per farla avanzare si fa vibrare la macchina e il cavalletto e quindi si trasmette il movimento al plamp e si fa oscillare il soggetto. Continua a leggere

Attrezzatura indispensabile per le macro: Il plamp.

La fotografia macro è un genere molto affascinante, ma non privo di sfide. Ingrandire soggetti molto piccoli, avvicinandosi con l’obiettivo a pochi centimetri, non è proprio semplicissimo. Insetti e piccoli animali tendono ovviamente a scappare e quindi bisogna cercare di fotografarli soprattutto la mattina molto presto, quando ancora sono infreddoliti e bagnati dalla rugiada e quindi sono quasi sempre immobili.

Anche se il soggetto è fermo bisogna tenere presente che, avvicinandosi molto, la profondità di campo è ridottissima e quindi mettere a fuoco per intero è difficile e a volte addirittura impossibile. Per questo motivo di solito si usano diaframmi molto chiudi da f8 a f16. Con diaframmi molto chiusi ovviamente i tempi si allungano e va da sé che anche un alito di vento può rovinare la foto. Continua a leggere