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Fishing like crazy

Cari amici, questa è un’altra delle foto che raccolgono un po’ l’essenza di come funziona il mondo, sia per i pennuti che per i fotografi… con una decisa difficoltà in più per i primi.

Questa foto è stata scattata nel luogo in cui un lungo canale si incontra con l’oceano, dove i falchi pescatori amano andare a caccia, nell’esatto punto in cui le due masse d’acqua si incontrano. La tecnica di caccia è molto faticosa, perché il falco volteggia a 20/30 metri di altezza e quando individua un pesce vicino alla superficie si lancia in picchiata, e può prenderlo immergendo le sole zampe nell’acqua, o addirittura tuffarsi completamente e prenderlo sott’acqua.

Ora immaginate quanti tentativi possano essere necessari per prendere un pesce, specialmente per un falco giovane che ancora deve fare esperienza, e immaginate quanto possa essere faticoso per questo animale riemergere dall’acqua impetuosa, sollevarsi e spiccare il volo, completamente bagnato e con un pesce che non sempre è così piccolo come questo, ma a volte può pesare anche più di lui. Senza contare che molto spesso il pesce dimenandosi può cadere, oppure un altro falco o un’aquila possono cacciarlo via o tentare di rubarglielo.

Vederli faticare così tanto per procurarsi da vivere mostra quanto in natura sia complicato sopravvivere per gli animali, anche senza la nostra presenza, se poi ci mettete il danno che facciamo noi diventa un mondo ancora più complicato. Senza scomodare il global warming e l’inquinamento, in questo specifico tratto di mare per esempio è pieno di imbarcazioni che passano, nonché di gente che scorrazza tutto il giorno su moto d’acqua, surf e altre diavolerie e di pescatori che, incuranti di quello che fanno, abbandonano esche e fili da pesca pericolosissimi per gli animali.

La difficoltà invece per il fotografo, invero molto meno drammatica, è che per cogliere da vicino un momento di caccia come questo bisogna essere persistenti e fortunati. Sono andato per ben tre pomeriggi di fila in questa location, restando per cinque ore sotto al sole cocente ad ogni tentativo, e solo una volta il falco ha pescato nel posto giusto, ovvero a 20/30 metri da me, invece che in mare aperto, con il sole alle mie spalle, ed è riemerso dall’acqua passando davanti al posto in cui ero io, anziché volare controvento nella direzione opposta come aveva fatto tutte le altre volte. Per ragioni aerodinamiche infatti gli uccelli (così come gli aerei) decollano con il vento contro e sfortuna ha voluto che il vento tirasse sempre dall’oceano verso l’interno… nonostante l’unica occasione qualche foto decente sono riuscito a farla, questa è una delle mie preferite, sebbene non esattamente quella che avrei voluto 😉

In partenza per la Florida

Lunedì si parte per una nuova avventura in Florida, nella quale avrò finalmente modo di provare estensivamente il mio nuovo 500PF che per ora si è limitato a meno di un migliaio di foto a causa di troppi impegni lavorativi. Continua a leggere

Nikon 500pf impressioni d’uso dopo un paio di mesi di utilizzo

Molti amici mi hanno chiesto come va il 500 PF Nikon, così ho pensato di fare un piccolo post di riepilogo per rispondere a tutti. Non si tratta di una prova scientifica e completa, ce ne sono diverse in rete, fatte da persone molto più qualificate di me, si tratta invece di impressioni d’uso, specialmente nell’ambito della fotografia naturalistica che è il mio genere preferito.

  • Costruzione e impressioni d’uso: su questo aspetto il 500 PF vince a mani basse rispetto a qualunque altro teleobiettivo a mio parere. Pesa solo 1.4Kg e ha una maneggevolezza eccezionale, a fronte di una costruzione comunque solida, seppur con materiali plastici. Io ho comprato una cover mimetica per non danneggiare e rigare l’obiettivo, ma non ho mai avuto la sensazione di avere in mano qualcosa di “poco serio”. Il suo peso ridotto ne fa un compagno straordinario da portare nei lunghi trekking in montagna e la sua manovrabilità consente di scattare foto da posizioni praticamente impossibili, rimanendo anche per diversi secondi in attesa del momento giusto, prima di sentire la stanchezza nelle braccia.
  • Stabilizzatore: maneggiare un obiettivo da 500mm a mano libera presenta sempre qualche difficoltà, a maggior ragione poi se è così piccolo. Dopo un certo tempo di assestamento posso dire che lo stabilizzatore mi consente di avere una buona percentuale di foto a fuoco a 1/500s, diciamo un 80/90%, scendendo ancora la percentuale diminuisce sensibilmente, ma onestamente per me non è un grande problema, di solito trovo degli appoggi su cui sostenere la lente, o comunque scatto delle piccole raffiche per essere sicuro di avere almeno qualche foto a fuoco. Credo che con l’utilizzo e l’affinamento della mia tecnica le percentuali potranno migliorare ancora, anche con i 46 Megapixel della D850 che non perdonano nessun errore. Rispetto al vecchio 200-500 lo stabilizzatore è assolutamente valido, non ho termini di paragone con altri tele di qualità purtroppo.
  • Autofocus: qui non c’è storia, il 500 PF ha un autofocus eccezionale, almeno rispetto al mio vecchio 200-500. Finalmente sono in grado di cogliere uccelli in volo e, quando non sono in grado, nella maggior parte dei casi è dovuto alla mia tecnica ancora imprecisa. L’autofocus funziona bene anche in condizioni di luce scarsa e il fatto di avere un’apertura minima a f/5.6 non sembra influenzarlo più di tanto.
  • Qualità dell’immagine: tutto quello che ho detto prima sarebbe inutile se le immagini prodotte da questa lente fossero scadenti, ma non è assolutamente così. Il 500 PF ha una qualità dell’immagine eccezionale, assolutamente nitido anche a tutta apertura, anzi onestamente non ho mai sentito il bisogno di chiudere il diaframma, se non per recuperare un po’ di profondità di campo in alcune situazioni. Confrontando le immagini con un po’ di scatti che avevo fatto con il 500 f/4 onestamente si fatica a trovare le differenze, con l’unico neo che ovviamente a f/4 lo sfondo si sfoca di più, sebbene lo sfocato del piccolo sia davvero piacevole.
  • Uso di moltiplicatori: questa è un’esperienza davvero nuova per me, ho comprato il Nikon TC 1.4 III pochi giorni fa, e ho cominciato a cercare di utilizzarlo con scarsi risultati in condizioni di luce non buone, con distorsione di calore. Mi riservo di esprimere un’opinione più formata tra un po’ di tempo, comunque diciamo che l’accoppiata è un po’ complessa. Intanto è difficile usare 700mm a mano libera, molto più difficile che non usarne 500, per cui c’è bisogno di affinare parecchio la tecnica. L’apertura minima diventa poi f/8, per cui la combinazione va bene in piena luce e su soggetti statici, ma già a 1/1000s si cominciano ad avere 800/1000 ISO, per cui, se il soggetto è ancora lontano, il rumore è in agguato. La qualità dell’immagine non mi pare consistente, spesso a f/8 è morbida, mentre a f/10 è decisamente più nitida, credo però che qui anche la mia scarsa padronanza abbia un influsso decisivo, perché poi mettendo su cavalletto la macchina e facendo degli scatti di test, anche a cartelloni pubblicitari lontani 300 metri il risultato non è così male nemmeno a f/8. L’autofocus ovviamente rallenta un po’, però tutto sommato rimane assolutamente accettabile, almeno con il sistema a 153 punti della D850. In definitiva, se già lo avete non esitate ad usarlo, altrimenti prima di comprarlo vi consiglio di provarne uno da un amico, per vedere se può fare al caso vostro, si tratta pur sempre di un investimento di oltre 500 euro.

Direi quindi che il verdetto è assolutamente positivo, e sono convinto che con un’esperienza maggiore sarà ancora migliore. Difetti evidenti? Direte voi… Io in tutta onestà non ne vedo, a parte il fatto che a f/5.6 c’è un minore isolamento del soggetto rispetto a f/4 e che ovviamente in condizioni di luce scarsa gli ISO si alzano un po’. Ma è un prezzo che si paga volentieri, considerando che l’obiettivo è così facile da portare che lo si ha sempre dietro e che le opportunità fotografiche si moltiplicano.

E’ questione di fortuna?

Dopo aver pubblicato questa foto ho ricevuto un paio di commenti che mi hanno fatto riflettere. Uno era del tipo “Ammazza che macchina fotografica che hai per fare foto come questa”, l’altro invece sul genere “Che fortuna, a me non capitano mai situazioni così”.

Entrambe queste osservazioni sono lontanissime dalla realtà e vorrei spendere due parole sull’argomento. Purtroppo in questa era iper connessa, in cui la tecnologia rende tutto più semplice, molte persone sono erroneamente indotte a pensare che tutto sia facile, che sia solo questione di avere gli attrezzi giusti e un po’ di c..o per ottenere qualunque cosa. Nella realtà invece di solito i risultati si ottengono perché si è fatto un duro lavoro prima, perché si è studiato un argomento, oppure perché si è praticato un certo sport, hobby o professione per lunghe e interminabili ore.

Tolti quindi i pochi casi in cui la fortuna è stata determinante, la maggior parte delle cose di qualità che vediamo sono sempre frutto di un impegno che molti non mettono, motivo per cui non ottengono risultati di quel livello. Ora nel caso specifico questa foto non è tecnicamente come avrei voluto, era ormai un pochino tardi, la luce non era proprio perfetta, l’angolo tra me e i cigni non era esattamente quello che avrei voluto, però questi sono fattori su cui io non avevo controllo. Sul fatto però di aver colto una bella immagine, il controllo c’entra eccome, e vi riassumo qui sotto il perché questa foto non è frutto del caso:

  1. Questo posto è un’area di passaggio di numerosi uccelli migratori e di pesca per uccelli stanziali, chi è della zona lo conosce bene e sa che di solito qualche situazione interessante può capitare.
  2. Appena arrivato ho fatto delle prove con gli uccelli già presenti, in particolare un airone bianco e uno cenerino, in modo da verificare le impostazioni della macchina fotografica per non bruciare le piume, perché il solo cominciava ad essere già un po’ forte. L’airone cenerino ha le piume scure, caso facile. L’airone bianco invece ha le piume bianche… caso più difficile per avere un’esposizione corretta.
  3. Avevo deciso in anticipo che volevo cogliere qualche scatto “dinamico”, per cui ho impostato la macchina a 1/2000s per sicurezza. Con uccelli “lenti” come gli aironi basta molto meno, ma qui può passare di tutto e quindi meglio essere preparati. Ho scelto di mettere il diaframma a f5.6, il minimo del mio obiettivo, per abbassare gli ISO al massimo e ho messo gli ISO in automatico, in modo da non dover controllare ogni 5 secondi, perché il sole andava e veniva dietro a delle nuvole. Inoltre, siccome le piume bianche tendono ad essere sempre sovraesposte, facendo le prove di cui sopra, ho scelto di sottoesporre di 2/3 di stop. Insomma per dire che la macchina fotografica era pronta per ogni evenienza dinamica.
  4. Ho costantemente monitorato con gli occhi un’area piuttosto ampia, per vedere in anticipo cosa sarebbe potuto succedere, anziché giocare con il cellulare, come ho visto fare a molti fotografi che si appostano qui. Talvolta è questione di secondi, mentre che appoggi il cellulare e riprendi la macchina fotografica tutto può essere già finito.
  5. Ho visto i due cigni arrivare nell’acqua e siccome già una volta li avevo visti volare da questo stagno, ho pensato che con un po’ di fortuna l’avrebbero rifatto e quindi li ho tenuti sempre d’occhio.
  6. Quando ho sentito soffiare per un istante ho capito che stavano per farlo, mi sono preparato e praticamente ho scattato tutta la sequenza, da quando corrono sull’acqua, al decollo e alle prime fasi del volo, di cui fa parte questa foto. Purtroppo erano un po’ lontani, quindi le foto iniziali non sono vicinissime, anche su questo non avevo controllo, perché la posizione è obbligata, non si può scendere nello stagno e andargli incontro, sul resto però avevo il controllo completo e infatti ho portato a casa almeno 20 foto buone.

La fortuna e la macchina fotografica sono utili ovviamente, ma senza tutto il resto non servono a niente. Se non avessi conosciuto il posto, conosciuto i cigni, saputo riconoscere i loro versi e le loro posture, se non avessi avuto la macchina già impostata per questo tipo di foto, non sarei riuscito a fare nemmeno uno scatto decente. Inoltre se non avessi passione per gli animali e la natura, forse sarei andato via molto prima, perché complessivamente ho aspettato due ore per questo momento, mentre molti altri che erano lì hanno desistito ben prima, perché c’era pochissima attività.

In definitiva amici, il segreto è che non c’è un segreto. Ci vuole passione per riuscire un pochino in qualcosa, ci vuole studio e sacrificio e man mano si riescono a fare cose migliori di quelle che si facevano prima.

Quattro anni fa quando ho iniziato non sarei mai stato in grado di fare una foto così. Oggi la guardo e la vorrei migliore, ma sono consapevole di aver fatto dei passi avanti e questo mi rende contento e mi spinge a fare meglio la prossima volta. Grazie a queste foto posso far conoscere la bellezza della natura a più persone, e magari dare un minuscolo contributo a preservarla, e questo è in assoluto il premio più grande.

Il mio amico Ignazio

Più lo vedo e più mi convinco che il Porciglione sia uno dei miei pennuti preferiti. Timido e schivo, scappa al minimo rumore, ma ieri sono riuscito a rubare qualche foto prima che decidesse di volare via come una freccia. Mi piace molto il suo modo di camminare elegante e regale e lo sguardo sempre attento.

Purtroppo la luce era ancora poca e benché questa foto sia solamente a 1/500s è a 10.000 ISO, non ho nemmeno provato a prenderlo in volo, ma prima o poi ti catturerò anche lì caro Ignazio… ah sì, non lo avevo detto, ma secondo me si chiama proprio così 😉

Nikon 500 pf, i test continuano

Ieri mattina mi sono concesso una giornata di fotografia naturalistica in Toscana, tra le oasi WWF di Orbetello e Burano, la pineta della Feniglia e la spiaggia di Alberese, e ho avuto modo di provare meglio il Nikon 500 PF.

Non c’era una varietà grandissima di soggetti, però nel complesso qualche buona immagine è venuta fuori. Posso confermare le mie prime impressioni, sulla nitidezza notevole dell’obiettivo che ho usato sempre a tutta apertura, senza mai preoccuparmi di dover chiudere per recuperare dettaglio, come ero spesso costretto a fare con il 200-500, così come posso confermare che l’autofocus è infinitamente più veloce, consentendomi anche di sperimentare di più con gli uccelli in volo, settore nel quale però ho bisogna di molta più pratica, ho fatto un po’ di esperimenti con le ghiandaie, ma senza grandi successi, per cui si replicherà a breve 🙂

Questa volpe invece l’ho incontrata mentre andavo via, un incontro fugace di un minuto o poco più, la posizione era obbligata e l’inquadratura pure, ma con due occhi così credo che non ci siano scuse che tengano, è una foto che appenderò presto al muro.

Per gli amanti dei dettagli fotografici, la foto è scattata con Nikon D850 + Nikon 500 Pf. ISO 5000, f5.6, 1/500s. Ho cominciato da 1/500s che è il tempo di sicurezza a cui sono quasi sicuro di avere un’immagine non mossa, persino con i 46 megapixel della D850, avrei voluto provare ad abbassare ancora la velocità per avere ISO più bassi, ma purtroppo la mia amica volpe aveva un invito a cena e non ha collaborato con i miei buoni propositi 😉

Voletti di novembre

Una mattina di sabato, è Novembre ma potrebbe essere tranquillamente una giornata primaverile. I pensieri sono tanti, bisogna decidere dove andare a parare nel futuro, in un mondo sempre più incerto e sempre più complicato.

Dopo un po’ però l’attenzione per la natura spazza via le preoccupazioni e lascia spazio a una concentrazione rilassata, una specie di meditazione ad occhi aperti.

Ci sono pochi amici pennuti oggi, ma abbastanza per aspettare un po’ d’azione. Un airone cenerino, un airone bianco maggiore, una decina di spatole, un paio di garzette e tante folaghe, condividono uno spazio piuttosto piccolo, senza chiasso e senza litigi.

Qui il nostro amico airone nella fase finale di atterraggio, dopo aver fatto un giro di perlustrazione per capire se ci fossero zone di pesca migliori 😉

Life ain’t easy

Mi piace l’idea di fare delle belle foto, è sicuramente un piacere estetico, un po’ come quello che si prova facendo un bel disegno o dipingendo un quadro che ci entusiasma.

Ma la foto senz’anima non fa per me. Un’immagine bella, ma fine a se stessa, è un’occasione sprecata. Sento spesso molti colleghi fotografi parlare dell’ultima specie che hanno immortalato, li sento desiderare a tutti i costi la foto dell’uccello che ancora manca alla loro collezione e li vedo rinunciare a fotografare una bella situazione, magari solo perché il protagonista è un piccolo pettirosso.

A me invece piace fotografare quello che mi suscita emozioni, che mi fa sorridere, piangere o che mi fa pensare. La vita non è semplice, né la nostra, né quella degli animali che fotografo. La natura è spietata, persino con un animale che da grande peserà 300 Kg e sarà alto oltre due metri, dovrà imparare a lottare per procurarsi il cibo, a sfuggire ad altri orsi, ad evitare l’uomo e affrontare innumerevoli ostacoli lungo il suo cammino e questo orsetto, che cammina pensieroso lungo il bordo del fiume, sembra averlo già intuito, almeno a giudicare dal suo volto malinconico.

Ogni volta che guardo questa foto provo una sensazione di tenerezza infinita e un vuoto nello stomaco… e ricordo a me stesso perché faccio tanta fatica per inseguire foto come questa, passando decine di ore in aereo, prendendo ogni tipo di mezzo, al freddo e sotto la pioggia e rinunciando a tante cose, pur di racimolare i soldi per potermi permettere di essere lì.

Amici pennuti e citazioni

Una serata triste, nella quale abbiamo fatto il possibile per far salvare un cane ferito in mezzo alla strada, ma siamo stati sono ripagati dalla solita totale inefficienza del 112 e di quelli che dovrebbero fare il loro lavoro ma non lo fanno, come per esempio i veterinari reperibili che spengono il telefono.

Per allontanare il triste pensiero che l’umanità è davvero la piaga del mondo, vi lascio con questa foto scattata ieri al lago di Fogliano, e con questa citazione che mi piaceva molto.

Il cielo era così infinito che a guardarlo fisso dava le vertigini
(Haruki Murakami)

Ristabilire le giuste proporzioni

Se volete avere l’esperienza di assaporare la nostra piccolezza rispetto al resto dell’universo, vedere una balena che esce fuori dall’acqua a pochi metri dal proprio minuscolo gommone, è una di quelle cose che rendono l’idea.

Le megattere (humpback whales in Inglese) sono dei mammiferi fantastici. Sono dei giganti da oltre 15 metri, eppure eleganti come farfalle. Tra l’altro vengono chiamate “i guardiani del mare”, perché tendono a proteggere tutti i mammiferi in difficoltà in acqua, difendendoli a volte anche da attacchi di altri predatori come le orche.

C’è chi ritiene che sia una cosa che fanno per scoraggiare i predatori dall’attaccare nel futuro i loro piccoli, chi invece crede che lo facciano per empatia verso specie affini… a me piace molto di più questa seconda versione 😉